Kabandha

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Uno dei motivi per cui amo così profondamente la mitologia e le storie indiane sono le risposte che mi arrivano durante la loro lettura. Storie scritte migliaia di anni fa che sono in grado di spiegare quello che accade ora, in questo momento. Per dare credito a qualcosa oggi abbiamo bisogno di aprire la frase con: “Un recente studio americano ha scientificamente dimostrato che…” altrimenti sono favole, fantasie o, ancora peggio, cialtronerie. Si è perso il concetto di rispetto. Se l’idea non aderisce alla nostra o a quello che ci aspettiamo, allora è una truffa o un raggiro… o una stupidaggine.

Leggendo il Ramayana mi sono imbattuta nella storia di Kabandha: una perfetta descrizione di quello che siamo oggi.

Ram e suo fratello Lakshman, alla ricerca di Sita, vengono bloccati da un demone, Kabandha, mentre vagano nel bosco. Il demone li afferra, ma i due fratelli sfoderano le spade e gli tagliano le braccia. Il mostro, invece di arrabbiarsi, ringrazia i due:

“Senza braccia per mettermi cibo in bocca sono finalmente in grado di spostare la mia attenzione dal cercare cibo al comprendere la mia fame. Grazie. Ero sempre affamato, in cerca di cibo, vino, musica, divertimento, donne. Ero troppo impegnato a indulgere sul mio appetito per riflettere sulla mia fame.”

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