Myth

Hampi giorno 10

  
Ultimo giorno, gran finale. Questa mattina siamo finalmente andati a visitare il tempio che mi ha folgorata e per il quale ho voluto organizzare il viaggio qui ad Hampi. Vitthala Temple, il tempio dove si trova il famoso carro di pietra. Arriviamo lì molto presto, è domenica, ci sarà tanta gente. Entriamo, siamo da soli! Ma proprio soli soli. Silvestro comincia a raccontarci e a spiegare tutte le parti del tempio. Un tempietto riservato al canto dei mantra, uno più grande riservato ai balli e alle danze, uno per mangiare. In tutti i templi le colonne sono costruite in modo che ognuna, se percossa, suoni una nota differente. Nel tempio della danza ci sono numerose statue di suonatori con diversi strumenti. Il carro di pietra è semplicemente meraviglioso ed essere qui  da soli va oltre ad ogni mia aspettativa. Come sempre in questi giorni ci prendiamo tutto il tempo che ci serve. Ci sediamo tutti insieme nel tempietto dei mantra  al fresco, ci riposiamo, in silenzio. 

Usciamo dopo 1 ora, nel frattempo sono entrate 4 persone. Camminiamo in mezzo a questi massi immensi, accatastati uno sull’altro in posizioni improbabili che sembrano sfidare la gravità. Raccontano che la loro posizione sia il risultato della guerra tra le scimmie narrata nel Rāmāyana. A un certo punto notiamo una serie di piccole pile di sassi, anch’essi messi in bilico uno sull’altro. Silvestro ci racconta che i senza tetto usano creare queste piccole costruzioni come voto per richiedere alle divinità la grazia di ottenere una casa. Ce ne sono davvero tante. 

Tra le nostre mete c’è anche il luogo dove, nel palazzo del re, venivano tenuti gli elefanti. Una vera e propria scuderia, dove ogni elefante aveva il proprio “garage”, ampio e fresco. Edoardo decide di farci fare una visita guidata della struttura dove abitavano color che si occupavano degli elefanti. Statua per statua, ci racconta le caratteristiche di ognuna e, quando non sa bene chi o cosa si la statua improvvisa: “Ecco, qui vediamo una divinità metà uomo e metà pesce.” Dice osservando perplesso un bassorilievo che sembra ritrarre un busto di uomo con la coda da sirena. “La parte sopra è Shiva, quella sotto una sirena. Per questo si chiama Shivanetta”.

Dopo una lunga camminata sotto al sole che comincia a scaldare parecchio arriviamo la nostro pullman che ci porta a fare colazione. Comincio a distinguere i luoghi da cui siamo passati nelle gite precedenti. Dopo colazione continuiamo i nostri giri e, a un certo punto, capitiamo in un tempio sotto terra dedicato a Shiva. Silvestro ci porta verso la parte centrale dove si trovava un tempo, la statua del dio. Ormai il mio naso è diventato sensibile a certi odori e riconosco la presenza di pipistrelli. E infatti, entrando in un antro buio sento strani movimenti. Gli occhi ci impiegano un po’ ad abituarsi al buio, ma, quando lo fanno, sul basso soffitto scorgo un tappeto di animaletti pelosi. Alcuni si mettono a volare in tondo. Da una parte mi affascinano, ma ammetto che dall’altra mi fanno una certa impressione. Siamo stanchi e chiediamo di poter tornare in albergo a riposare un po’.

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Hampi giorno 9

  
Oggi giornata di riposo. Abbiamo la nostra solita pratica alle 6, poi una lezione di Pranayama, colazione e una di Ayurveda (che io salto per stare con Lorenzo ed Edo, ci va Max questa volta). Noi decidiamo di fare un giretto appena fuori all’albergo e troviamo un posto dove vendono nientepopodimenoche le Lays! Le patatine preferite di Edo. Ne facciamo una piccola scorta per i momenti difficili. Il resto del giorno scorre pigramente fino alla sera quando arriva la pratica serale, che però fa Max perchè tocca a lui. Mentre tutti fanno Ashtanga sul prato sottostante noi ci mettiamo sul balconcino a guardare, bere una pepsi e mangiare patatine. Che meraviglia, piccoli momenti magici. Una giornata di completo riposo.

Il momento clou arriva dopo cena. Patil ci regala un sari a testa e ci viene spiegato come indossarlo. Ci chiudiamo in una stanza, ognuna con la propria striscia di tessuto colorato. Sono uno più bello dell’altro, luminosi e coloratissimi. Ci viene spiegato che la prima parte, che per tutti è diversa rispetto al motivo del resto del sari, serve a far fare la casacchina che si mette sotto al sari e che lascia la pancia scoperta. Il resto della stoffa serve a imbalsamarsi e arrotolarsi. Loro la fanno facile, con gesti sicuri e veloci fanno una serie di vestiti bellissimi, con pieghe perfette, io ci provo, ma sembro una appena scappata di casa. La parte di sorto ha una foggia che potremmo definire standard, favile da eicordare,ma difficle da eseguire, perchè la pieghe davanti non devono essere troppe, altrimenti invece di una bella indiana sembri Pattabhi Jois nel famoso video dei mutandoni. Esiste una versione un po’ più semplice nella quale fissi dei pinti di riferimento con le spillette e poi con calma fai le pieghe per poi fermare anche queste con una spilla da balia. In realtà alla seconda spilla da balia mi sono già persa e sembro San Sebastiano. Opto per la versione piu “difficile” ma sicura. Le pieghe vengono un po troppo gonfie e, effettivamente, sembro un signore con problemi di prostata, ma per essere la prima volta ci può stare, dai… vengo sistemata da due mani indiane sapienti, che si muovono con fare sicuro tra le pieghe del tessuto e mi appiattisxono un po’ l’enorme bozzo frontale. Ora possiamo passare alla parte superiore. Tira di qui, gira di là, plissetta  anche qui ed eccoci. Se respiro rimango in mutande. Mi sento come una statua greca. Mentre cerco una posizione che sembri disinvolta parte una nuova spiegazione. Attenzione! Non esiste mica un solo modo per sistemare il sari nella parte superiore. Ne esistono almeno almeno altre 6 o 7. La confusione aumenta, non so più dove mettere cosa e soprattutto come: variante con velo sulle spalle, davanti, sulla testa, alla ciato davanti come una cintura, da gran festa (dove probabilmente vieni servita, riverita e imboccata perché, dovendo tenere i lembi del sari nelle due mani, ogni azione ti viene preclusa), da lavoro (dove hai le mani libere e puoi fare anche i labori più impegnativi e pesanti senza rimanere nuda). Alla fine decidiamo che per quanto riguarda la parte superiore possiamo lavorare di fantasia e inventarci nuove fogge. È piu semplice…

E comunque jeans e t-shirt sono più facili da mettere.

Hampi giorno 8

  
Oggi siamo andati a visitare il tempio dedicato a Shiva. Virupaksha temple. Prima di entrare, ai due lati del viale, si trova il vecchio mercato, ormai in disuso, fatto tutto di pietra. Le piante si sono ormai in parte impossessate delle strutture, rendendo il posto ancora piu affascinante. Sembra di essere a metà tra il libro della jungla e Indiana Jones. L’ingresso pullula di tuc tuc, bus, gente che va e viene, bamcarelle di tutti i tipi, dal cocco alle borse, dai peluche ai dolci. Ci incamminiamo verso l’entrata. Bisogna lasciare giù le ciabatte all’ingresso. Mi piace. Amo camminare a piedi nudi sul granito caldo, morbido, modellato e ammorbidito dai passi di chi è già venuto qui, dal tempo, dall’acqua, dal sole, dalla terra e dalla sabbia. Non appena entrati, sulla sinistra vediamo un capannello di gente. Mi avvicino e vedo un elefantino cone le tre tipiche strisce bianche di Shiva sulla fronte. Sta mangiando delle foglie. Ogni tanto si ferma, si fa dare un’offerta e tocca, con la proboscide, la testa di chi compie l’offerta. Ovviamente Edo mi chiede di poterlo fare, così, soldini alla mano, si avvicina sorridente. L’elefenatino nel frattempo si è rimesso a mangiare. Edo sporge la manina coi soldini. L’elefantino lo guarda, sembra dirgli “un attimo”. Prende un ramo, ne strappa delle foglie e le impasta accuratamente con la proboscide, compattandole minuziosamente, per poi infilarsele in bocca. Solo allora, con la bocca ancora piena di foglie, accetta l’offerta di Edo, la da all’uomo che gli sta accanto e accarezza la testa di Edo che torna indietro con gli o chi spalancati e la manina sul cuore: mamma che emozione!

Continuiamo la nostra visita. In mezzo al cortile un enorme bue, o forse mucca, comunque un bovino con gobba, provvisto di enormi corna, mastica con aria oziosa, guardandosi intorno. Un gruppo colorato di donne ci si avvicina per chiedere un selfie, ma nessuna di loro tira fuori il telefono. Capisco che si aspettano che io faccia il selfie. Tutte in posa. Faccio una foto raccapricciante, tagliando la metà delle facce e delle teste, ma loro si rimirano contente e soddisfatte. Procediamo verso la nostra prima meta, il tempio dove si trova raffigurata la scena nella quale Parvati si ritura in meditazione per attirare l’attenzione di Shiva, a sua volta ritiratosi in meditazione per sfuggire al dolore della perdita di Sati, la precedente incarnazione di Parvati. Ho sempre pensato che tutto ciò fosse successo sul monte Kailash. Perchè così narrava, in effetti, la leggenda. Ed effettivamente avrebbe anche senso, ma parte dell’India in cui vai, variante di mito che trovi… qui ad Hampi, oltre a raccontare che le vocende tra Rama e Hanuman sono accadute qui, raccontano anche che è proprio in questo tempio che Parvati è riuscita a risvegliare Shiva dalla meditazione, non prima di aver incenerito con il suo terzo sguardo il povero Kama, che stava cercando di colpirlo con la sua freccia per farlo innamorare di Parvati. Sotto al porticato del tempio stanno dormendo due donne, con le loro borse accanto. Una scimmia si avvicina con aria furba e trafuga da una borsa una borraccia di plastica e comincia a cercare di svitare il tappo per bere. Si apre un siparietto strepitoso; un signore si avventa sulla scimmia per salcare la bottiglia, ma la scimmia con un balzo si arrampica su una solonna del tempio perdendo la bottiglia che vola rumorosamente a terra svegliando le due addormentate. Accanto al tempio finalmente troviamo le scimmie con la faccia nera che tanto ci avevano intenerito l’altro giorno. Mi sono attrezzata con biscotti e carote e questa colta non mi fregano, ne tiro fuori un pezzo alla volta, cosi non mi posso scippare. Le scimmie dagli occhioni dolci arrivano, con il loro fare gentile e orsacchiottoso e comiciano ad appoggiare le loro morbide anine sul mio braccio. E niente, io le amo. Stiamo ad amoreggiare per un po’. Spuntano fuori anche un bel numero di scimmie più piccole, quelle arroganti, con i loro piccoletti appesi alla pancia e le guance gonfie di cibo. Credo che non se la passimo male qui. Sono una delle attrazioni del tempio, mangiano e si vede. Ho letto che in origine in questa zona non c’erano tutte queste scimmie. Ne sono state loberate circa 300 in occasione della registrazione del film di Bollywood “Hanuman” e (che, a questo punto, dovrò guardare) per poi rimanere qui. Continuiamo il nostro giro, ma siamo continuamente distratti dagli animaletti che affollano questo singolare tempio, pieno di altari e idoli sparsi in ogni angolo e cunicolo. Porticine e scalette portano a piccoli spazi dove trovi un piccolo tesoro da ammirare. Uscendo dal tempio ci troviamo sul fiume e sul lungo fiume una serie di bancarelle. Ci beviamo un cocco e riprendiamo il nostro giro che ci porta verso l’uscita. 

La sera una pratica a tema di Shiva Flow, ancora dedicata al Rāmāyana: Sirsa Flow. E questa sera ho l’onore di avere a lezione Deepak, il nistro insegnante della mattina, e una ragazzina indiana che abbiamo conosciuto qui in albergo. 

Hampi giorno 7

  
Oggi si festeggiava il giorno dell’indipendenza dell’India dalla Gran Bretagna. È a che il giorno dei fratelli e delle sorelle. È anche il compleanno di Max. Per essere una giornata così piena di eventi, tutto sommato, è stata una giornata tranquilla. Ci siamo alzati presto per la solita pratica, oggi più intensa e un po’ più movimentata del solito. Il tempo di cambiarci e via verso la scuola vicino al nostro albergo. Siamo stati invitati a vedere come si festeggia questa giornata. I negozi oggi sono tutti chiusi, ma le scuole sono aperte. Non è giusto, un punto a sfavore dell’India.

Entriamo in cortile e troviamo tantissimi bambini schierati, in divisa scolastica, divisi per altezza e, ovviamente, sesso, sull’attenti. Un grande rettangolo centrale e un’altra fila dietro a questo rettangolo. Una bambina urla qualcosa, che io non comprendo, e parte l’alzabandiera. È pieno di persone adulte che identificheremo, poi, come direttori e responsabili di questa scuola che fa parte del Rotary Club. Dopo l’alzabandiera i bambini cominciano a cantare, con il saluto militare, quello che credo sia l’inno dell’India. Distinguo le parole Bharata (antico nome dell’India) e Ganga ( il fiume che noi chiamiamo Gange). Al termine, un bambino del gruppetto distaccato inizia a urlare comandi che il suo gruppo esegue muovendosi come un sol uomo e iniziano una marcia decisamente marziale per fare tutto il giro del campo, passando davanti alle autorità per salutarle, per poi sedersi tutti insieme a terra dopo essersi divisi in due grandi ali, a destra e sinistra. Da una parte i maschi, dall’altra le femmine. Un po’ mi fa impressione tutta questa marzialità in una scuola, ma capisco che sitratta di una festa per la liberazione da un nemico che li ha tenuti sotto giogo per più di 200 anni sfruttandoli con prepotenza. Gli europei sono riusciti a fare cose abominevoli. Quello che mi pare il presidente tiene un discorso, in inglese, dicendo che nella loro scuola le famiglie provengono dalla classe media. Non sono ricchi e molti faticano a pagare la retta, per cui hanno deciso che p,chi potrà permetterselo, pagherà parte della quota di chi non può. Inizia con un complicato (per me calcolo) sulla retta e su come saranno suddivise le rate che dovranno pagare i più benestanti per aiutare gli altri. Finisce. Crco di applaudire, ma i bambini battono le mani in modo strano, ritmato, militare. Non sembra neanche più un applauso. Comiciano a intervenire diverse altre persone, sempre in inglese, ringraziano tutti, anche il gruppo di italiani che praticano yoga che sono venuti in visita (applauso, questa volta normale). L’ultmo intervento è di una signora corpulenta che, mi dicono poi, è la direttrice di questa scuola. Parla in kannada, la lingua dela Karnataka, per cui non capisco nulla, ma intendo la parola Kashmir. Peccato, sarebbe stato interessante capire. Al termine dul suo intervento parte lo spettacolo dei bambini. Al centro del cortile, tra le due ali di bambini seduti a terra, un gruppo di 6 ragazzine ballano, vestite chi di bianco, chi di arancione, chi di verde, i colori della bandiera indiana. È un ballo moderno, mi sembra, stile Bollywood. Nel frattempo vedo un gruppo di bambini vestiti con tute mimetiche prepararsi per il prossimo numero. L’effetto che fa è un po’ strano. Cominciano a ballare  e ci accorgiamo che stanno mettendo in scena la guerra contro gli inglesi, che li ha portati all’indipendenza, con tanto di spari, mitra e morto portato via sulle spalle. Rimango scossa dalla scena, ma penso poi che è veramente quello che è successo. E come accade per la spazzatura sparsa per ogni angolo dell’India, anche questo episodio venga mostrato così com’e. Crudo. Mentre rifletto ecco che sulla mia kurta cade l’usuale cacca del viaggio. Chi segue i miei viaggi in India sa che ad ogni viaggio mi ticca una cacca di qualche tipo. Questa piomba dall’albero sotto cui siamo stati sistemati. Anche la tradizione è stata rispettata. 

Al termine della cerimonia distribuiamo ai bambini cioccolato e mele e veniamo invitati a rimanere per colazione. Ormai abbiamo suoerato la metà della vacanza e cominciamo a essere in salita col cibo. Qui si mangia veramente tanto, anche a colazione, ma non possiamo rifiutare. Fintio tutto salutiamo, rimgraziamo e torniamo in albergo per l’ultima lezione di Julio.

Eh sì, questa sera Julio purtroppo partirà. Ce lo dice un po’ triste. E siamo un po’ tristi anche noi. La lezione apre con la cerimonia per festeggiare il giorno dei fratelli e delle sorelle che prevede un breve rito con mantra. Chi lo officia ti allaccia un braccialetto e questa cosa ti unisce in “fratellanza”. Dunque adesso siamo tutti fratelli di Julio. Ricollego questa cerimonia al primo anno in cui sono venuta in India e, in un negozio di Mysore, ho trovato dei “braccialetti per sorelle”. Al momento non avevo capito di cosa si trattasse, ore, dopo quasi 4 anni, finalmente so. Inizia la lezione, non funziona il proiettore oggi. Julio, costretto a fare del suo meglio, fa la sua lezione migliore, nella quale ci spoega come suddividere la giornata in momenti proprizi e momenti meno propizi per poi poter decidere se fare una cosa o no. Un calcolo complicatissimo, per me, che mi renderebbe la vita un vero inferno, perchè lo sbaglierei di sicuro e mi troverei a fare le cose nei momenti sbagliati. Credo che rimarrò legata al caso.

Il pomeriggio passa pigramente. Decido di riposarmi in camera. Per fortuna. Arriva il monsone. Un  muro d’acqua impressionante che abbssa la temperatura in pochi secondi.

Hampi giorno 6

  
Giornatona. Oggi siamo andati di nuovo in gita al sito archeologico e abbiamo visitato il tempio dedicato a Visnu dove si trova inciso tutto il Rāmāyana. La guida, che parla come il gatto Silvestro, ci fa fare tutto il giro esterno raccontandoci la storia e spiegando le varie scene. Per me è la realizzazione di un sogno poter vedere inciso sulla pietra quello che sto studiando da anni. Hanuman con la coda arrotolata davanti a Ravana diventa un momento particolare perché, senza saperlo, nella pratica della sera prima, avevo raccontato la storia riferendomi a Utkatasana. Mi guardo intorno e vedo facce illuminate che seguono con interesse quello che sta raccontando Silvestro. Il giro di oggi è particolarmente lungo e intenso. La giornata si è aperta con un “viaggio” di circa 400 scalini per arrivare in cima a un cocuzzolo dove si trova un tempietto dedicato a, guarda un po’, Virabhadra, del quale avevo parlato, sempre casualmente, durante la pratica della sera prima facendo i Viarabhadrasana.

Purtroppo i non hindū non possono entrare, così ci godiamo il panorama mozzafiato a 360 gradi. Dicono che proprio in questo punto si siano incontrati Rama e Sugriva. Beh, un bel pinto per incontrarsi. Ci sediamo, insieme al cagnolino che ci ha seguito dal parcheggio, facendosi tutta la scalata con noi. Julio propone di cantare di un mantra. Accettiamo, ma, con orrore, ci accorgiamo che hanno deciso di registrare la cosa. Julio è melodioso e gorgheggia, manco fosse Cenerentola, noi beliamo penosamente e stanno registrando lo scempio. Mi sento profondamente in colpa. Sarebbe sicuramente più appropriato rimanere ad ascoltare e godere dei benefici del mantra in questo modo, piuttosto che mandare ai rovi una tradizione millenaria. A un certo punto sento una strana sensazione alle mani. Qualcosa di umido e molliccio. Ecco, la punizione divina. Socchiudo gli occhi ed ecco il nostro accompagnatore peloso che mi sta leccando una mano, prima di mettersi giù a dormire, non so se per la disperazione (a causa nostra) o per la delizia (per Julio).

Avevamo pensato di stare fuori anche nel pomeriggio, ma siamo stravolti e preferiamo tornare indietro. Nonostante le nuvole sparse ci siamo “brasati” per bene a macchie. Io per esempio ho sul collo la forma dello zaino. C’è chi ha la roga della maglietta sulle braccia, chi il naso che sembra una lampadina, come Rudy, la renna di Babbo Natale. La sera crollo alle 9.30, il giorno dopo ci saranno le lezioni e si festeggerà il giorno dell’indipendenza dell’India, dopo 200 anni di dominazione inglese. Finalmente potrò sfoggiare la mia fantastica maglietta con la bandiera.

Hampi giorno 5

  
Giornata di riposo. Niente gita oggi. Chiediamo di poter fare la pratica alle 6 invece che alle 5, ci abbiamo preso gusto, e veniamo accontentati. In realtà la “punizione” è dietro l’amgolo, sotto forma di Utkatasana. A seguire, una fantastica lezione guidata di Yoga Nidra. Un po’ ci sono, un po’ non ci sono, lo ammetto, ma mi sembra di aver seguito tutto, a grandi linee. Al termine, tutta ia al uni si costituiscono, ammettendo, addirittura, di aver russato.

Nel pomeriggio decidiamo di ancare a fare un po’ di shopping. Dopo lungo cercare finiamo in un negozione dove, finalmente, troviamo quello che andavamo cercando nei giorni scorsi: kurti, pantaloni, longi… una pacchia insomma. Al ritorno Lorenzo mi chiede di aiutarlo per il suo allenamento quotidiano. Scendiamo col pallone nel campetto di fronte, un quadrato di terra rossa. Dei maiali stanno mangiando in un angolo. Lorenzo comincia a fare il suo quarto d’ora di corsa. Un maiale parte in quarta verso di lui, lo scarta e scappa. I maialini seguono l’esempio e, mentre Lorenzo si distrae guardando la scena, entrano in campo una decine di mucche. La cosa lo preoccupa un po’, ha paura che tra queste ci sia un toro che, vedendolo correre, lo insegua. L’allenamento si complica, ma riusciamo ad andare avanti. Nel frattempo il cielo si copre di nuvoloni neri. Arriva il monsone. Tocca rientrare, non prima di aver fatto gli ultimi scatti. Ovviamente ci prendiamo l’acqua, ma, entrati nella hall dell’albergo, va via la luce e, nel buio completo, il fan numero uno di Lorenzo ci porta in un salone spoglio dove, in un angolo, un tizio snza età sta cucendo a macchina tra un rutto e l’altro. Lorenzo si mette a palleggiare alla luce della finestra, poi si mette a giocare con il suo fan, che, a dire il vero, gioca peggio di me….

Si avvicina l’ora della pratica, devo tornare in camera a prepararmi, ma lui ci segue e ci fa cenno di proseguire per le scale. Eccoci sul tetto. Lui ci mostra con aria orgogliosa il panorama: una distesa desolante di baracche e case diroccate. Sorride felice. “Do you like it?”

It’s beautiful.

Hampi giorno 4

  
Che giornata! Finalmente sono riuscita a coronare il mio sogno e vedere (in parte) il sito archeologico di Hampi. La partenza è alle 6. Esultiamo, di solito pratichiamo alle 5. Possiamo dormire di più! Il viaggio in bus è breve, ma riesco ad addormentarmi. La prima tappa ci permette di vedere dall’alto il sito. Ci troviamo in mezzo al nulla e, soprattutto, al silenzio. C’è chi si mette a praticare, chi a meditare, chi semplicemente si rilassa sdraiato su uno di questi enormi massi lisci e morbidi, scaldati dal sole. Che pace meravigliosa. Siamo in 18, ma è come essere da soli, eppure uniti nel silenzio. Credo che mi porterò dietro questo momento, un momento soglia, un momento nel quale accade qualcosa che ti cambia prospettiva, che fa scattare una molla. 

Molti dei templi di questo sito sono stati abbandonati da tempo poichè sono stati rovinati dalle invasioni islamiche. Nella religione hindū, se un tempio viene distrutto o rovinato, viene abbandonato e la statua della divinità spostata nel nuovo. Molti di questi templi abbandonati oggi sono stati “presi in carico” da gruppi di fedeli che se ne occupano e che si occupano di officiare i riti. Nel primo che visitiamo, dedicato a Rama, ci sono addirittura dei fedeli che si danno il cambio 24 ore su 24 per cantare le storie contenute nel Ramayana e l’Hanuman Chalisa. In questo tempio incontriamo le prime scimmie, che saranno il leitmotiv della giornata. Queste non sono tanto simpatiche, nè amichevoli, ma Edoardo impazzisce letteralmente quando le vede. Siamo costretti a mangiare chiusi nel bus, con le scimmie che saltano sul tetto sperando di ricevere degli avanzi.Che puntualmente   arrivano. La notizia si sparge e ci troviamo a dover praticamente scappare, perchè un paio di scimmie cominciano a fare le prepotenti.

Al tempio successivo incontriamo delle altre scimmie. Altro modello, tutto diverso. Sono piu alte, aria distinta, di classe. Molto più grosse con  pelo color champagne, lungo e morbido, e occhioni da lemure. Ne troviamo alcune sedute a gambe accavallate che osservano mollemente i turisti, altre che sembrano fare yoga, altre ancora che fissano l’orizzonte con aria meditativa. Un gruppetto di ragazzi indiani ne sta molestando una, che sta cercando un po’ di pace. È visibilmente infastidita, ma cerca di non reagire, si gira di schiena fissando l’orizzonte, come per fare la superiore, sperando che gli stupidi si stufino e la lascino in pace. Edoardo mi chiede se possiamo aiutarla, così provo a tirare fuori un biscotto. La scimmia si avvicina a noi con aria incredula e con il gesto più gentile e gli occhi più riconoscenti che abbia mai visto mi prende di mano il biscotto e comincia a mangiarlo. Le piace parecchio. Nel frattempo arriva il nostro Julio, elegantissimo come sempre, che, canticchiando, si china per guardare una delle scimmie che nel frattempo si sono avvicinate sperando in un biscotto. Una di queste, attratta dalla voce melodiosa, o forse della sua eleganza, si avvicina a lui, gli si siede accanto e si gira a fissarlo con aria sognante. Decidiamo di dare altri biscotti a tutti questi occhioni imploranti e, non appena infilo la mano nello zaino, mi ritrovo circondata. Non è un’aggressione, le scimmie sono gentili e mi appoggiano le loro mani morbide sul braccio, fissandomi come neanche il gatto con gli stivali farebbe. Niente, è la fine. Mi hanno conquistata, altro momento soglia. E mentre mi sciolgo, la più scaltra trafuga il pacchetto e scappa. La troverò 10 minuti dopo comoletamente impanata nelle briciole degli avanzi.

Passiamo la giornata in relax tra un mangra, due asana e un pisolo in questo luogo da sogno. 

Chiudiamo la giornata con una pratica di yin e la torta per festeggiare il compleanno di Barbara. E dopodomani si torna al sito!

Hampi giorno 3 

    

Il terzo giorno potrei definirlo interlocutorio. Siamo scombussolati dalle novità e dagli orari. Il corso di Astrologia Vedica è impegnativo, a tratti mi perdo tra le stelle, occhio pallato e cervello che cigola, ma prendo appunti. Magari quando torno ci capisco qualcosa. In apertura e chiusura ci delizia con i suoi mantra. Julio ha davvero un’animo melodioso. Ogni occasione è buona per intonare un mantra. Nel pomeriggio siamo protagonisti di un atto eroico. Infilata nella griglia di una macchina troviamo una farfalla coloratissima. Sembra morta, ma Edo la sfila delicatamente e la mette sul palmo della mano di Max. La fissiamo, tristi. È proprio bella. Si muove un’antenna, sarà il vento. No, non è il vento! Le ali cercano di aprirsi, Luiglia e viva e noi possiamo rianimarla! Ci uniamo in una catena di mani che la proteggono e li piano piano si riprende. Parte il nostro mantra: forza Luiglia, segnaci un goal! E lei si mette in piedi. Ha una zampetta davanti rotta, ma pare star bene. Ci incamminiamo portandola con noi e lei sembra sempre più vispa. Adocchio un cespuglio con dei fiori e la metto su un fiore. Sbatte le ali e volicchia su una foglia.  Luiglia è dei nostri!

E niente, per festeggiare mi compro un vestito e una maglietta e Edo un pallone da pallavolo. Facciamo un giro per le viuzze di Hospet e capitiamo al mercato della verdura da dove usciamo per sbucare davanti a un vicolo che sembra uscito da Alice nel paese delle meraviglie. Una capra ci fissa con aria interrogativa mentre un maiale attraversa la strada. Un gruppo di bambini ci vede e comincia a salutarci. Sono felici di vederci e cominciano a seguirci per strada. In poco tempo si forma un codazzo incredibile di bambini festanti. Comincia a piovere, loro si dileguano, noi saltiamo su un tuctuc per tornare in albergo. Girato l’angolo ecco un elefante. Certo, cosa ti aspettavi di trovare?

Hampi giorno 2

  
Il secondo giorno, che poi è il primo giorno vero e proprio, si apre con una pratica alle 5 😑 il nostro insegnante,  Deepak, è molto giovane anagraficamente.  Mi sembra piuttosto emozionato a insegnare al nostro gruppo e si vede che ci tiene a fare bella figura. Risultato: 1 ora e mezza di lavoro approfondito di cesello su saluto al sole e trikonasana. Alla fine della pratica è sudato più lui di noi. Ci saluta con un sospirone di sollievo vedendo i nostri sorrisi rilassati. Patil ci lascia il tempo di fare una doccia, mettere la maglietta col logo della sua scuola che ci ha regalato e tornare giù per la cerimonia di apertura. Quando ci riuniamo in giardino assomigliamo di più a una squadra di cricket che a un gruppo di praticanti di yoga. Siamo veramente pittoreschi, Nunzio ha pure la stampa sulla schiena al contrario, sembra un’ambulanza.

Il gran cerimoniere dello yagna di apertura è il nostro insegnante di Astrologia Vedica, Manoj, che, dopo aver sentito intonare i mantra, ho prontamente ribattezzato Julio (Iglesias) per la sua vocazione melodica. Sul pavimento sono stati disegnati dei rangooli con la polvere colorata, disteso un telo a righe rosse e sistemato un braciere. La cerimonia dura 1 ora abbondante tra canti di mantra, offerte di tutti i tipi da gettare nel fuoco, pallini sulla fronte (il famoso tillak), bracciali legati ai polsi. Man a mano che andiamo avanti si aggiunge gente (sconosciuta) al gruppo: camerieri, inservienti e persino il direttore dell’albergo dove alloggiamo. Ovviamente non può mancare la foto finale, come vuole la tradizione del cricket. Eccoci tutti in piedi, con una banana in mano e una paresi in faccia. Faccia peraltro affumicata dal fumo della yagna. 

Dopo la colazione tocca ad astrologia vedica. Julio la prende un po’ alla larga e comincia a spiegarci cosa siano karma, dharma e destino. Jyotisha, nome sanscrito dell’astrologia vedica, detta anche scienza della luce, si occupa delle emozioni, lo yoga della mente e l’ayurveda del corpo. Finiamo giusto in tempo per andare a pranzo e poi pomeriggio libero, ci si ritrova alle 18 per una pratica di Shiva Flow. Visto il tema del mattino ho pensato a Trikona Flow, così introduciamo un po’ di miti e filosofia. Nella pausa pomeridiana decidiamo di riposarci un po’, ma io ho fatto i conti senza l’oste. Non appena mi sdraio sul letto vengo aggredita da Lorenzo che cerca di soffocarmi per farmi sentire la bontà dei fiori della mala che ci hanno dato alla cerimonia, mentre Edoardo mi arraffa una gamba spingendola verso l’alto per schienarmi. Addio relax. Nonostante tutto riesco a tenere la lezione di Shiva Flow in modo dignitoso. Finiamo che sembriamo usciti dalla doccia. 

La serata passa piacevolmente al bar, tra una risata, una chiacchiera e un topo che passeggia amabilmente in giardino. 

Buona notte!

Hampi giorno 1

  
Il viaggio della speranza. Disfatta sul letto alle 21.21 fisso il vuoto. Adesso dormo, ma prima scrivo due righe, che poi mi dimentico e invece voglio raccontare di un nuovo gruppo in viaggio, misto e variegato, che già, nonostante le ore di viaggio, ride e condivide. Questa volta abbiamo deciso di venire ad Hampi, un sito archeologico patrimonio dell’Unesco, che visiteremo nei prossimi giorni. Il nostro albergo si trova ad Hospet, a 8 chilometri. Soliti clacson, guida spericolata da infarto (oggi abbiamo fatto un bel contromano in autostrada, perchè a noi la vita noiosa non piace). Per strada le mucche, ma non solo. Qui abbiamo una varietà faunistica polimorfa: le mucche, ma anche i buoi con la gobba, che Edoardo ha rinominato la mucca-cammello, i maiali pelosi, molto pelosi, gli scoiattoli e i soliti cani, tutti uguali, giallini, magri, col muso da tapiro. Uguali a quelli di Mysore. 

L’unica pratica che siamo stati in grado di affrontare oggi è stato lo Yoga Nidra, o meglio, che hanno affrontato. Io sono stata con Lorenzo ed Edoardo e siamo andati a fare un giro in tuc tuc per la città. Mentre giriamo per le vie affollate di bestie varie, macchine, moto e camion che strombazzano a più non posso mi viene in mente la domanda che ho fatto a Patil prima di partire: ma nel posto dove siamo, ci sarà qualche negozietto?! Non è che siamo in mezzo al nulla?!