Kabandha

79d89d2700d71aeff369e83c66c672fb

 

Uno dei motivi per cui amo così profondamente la mitologia e le storie indiane sono le risposte che mi arrivano durante la loro lettura. Storie scritte migliaia di anni fa che sono in grado di spiegare quello che accade ora, in questo momento. Per dare credito a qualcosa oggi abbiamo bisogno di aprire la frase con: “Un recente studio americano ha scientificamente dimostrato che…” altrimenti sono favole, fantasie o, ancora peggio, cialtronerie. Si è perso il concetto di rispetto. Se l’idea non aderisce alla nostra o a quello che ci aspettiamo, allora è una truffa o un raggiro… o una stupidaggine.

Leggendo il Ramayana mi sono imbattuta nella storia di Kabandha: una perfetta descrizione di quello che siamo oggi.

Ram e suo fratello Lakshman, alla ricerca di Sita, vengono bloccati da un demone, Kabandha, mentre vagano nel bosco. Il demone li afferra, ma i due fratelli sfoderano le spade e gli tagliano le braccia. Il mostro, invece di arrabbiarsi, ringrazia i due:

“Senza braccia per mettermi cibo in bocca sono finalmente in grado di spostare la mia attenzione dal cercare cibo al comprendere la mia fame. Grazie. Ero sempre affamato, in cerca di cibo, vino, musica, divertimento, donne. Ero troppo impegnato a indulgere sul mio appetito per riflettere sulla mia fame.”

Il Tilak

pattabhijois_and_iyengar

 

Il Tilak viene applicato al centro delle sopracciglia, dove si trova ajna chakra, sede dei pensieri e delle memorie passate. Gli induisti lo applicano per ricevere la benedizione dal divino e per proteggersi da forze negative. E’ un dato di fatto che il corpo emani onde elettromagnetiche. Il punto dove risiede ajna chakra è quello che ne emana di più. Questo spiega anche perché, quando una persona è tesa o ansiosa, viene generata una gran quantità di calore che provoca mal di testa. Migliaia di anni fa scoprirono un metodo per salvaguardare questo punto sulla fronte per prevenire anche una perdita di energia. Applicare la pasta di sandalo, curcuma e zafferano è un metodo efficace per riportare calma e controllo.

A seconda della divinità alla quale l’induista è devoto, il materiale che viene applicato e il simbolo cambia. In India esistono tre principali gruppi di devoti: Shaktas (devoti a Shakti), Vaishnav (devoti a Vishnu) e Shaivaiti (devoti a Shiva).

I devoti a Shakti applicano un punto in mezzo alle sopracciglia: gli uomini giallo (curcuma) e le donne rosso (sempre di curcuma) per rimuovere l’energia negativa. Alcuni si disegnano un punto bianco per favorire lo sviluppo della persona e della famiglia.

I devoti a Vishnu si disegnano una V bianca che rappresenta i piedi di Narayana (avatar di Vishnu) con una linea in mezzo rossa che rappresenta l’anima.

I devoti a Shiva si disegnano tre linee bianco/grigie di cenere sulla fronte. La linea superiore simboleggia lo svarga, il paradiso, la linea centrale l’inferno mentre la più bassa la terra. Ognuna delle tre linee rispettivamente simboleggiano il corpo fisico, la mente e gli oggetti materiali.

La mala e i 108 grani

img_8823

 

La mala viene usata come aiuto per contare le preghiere. Molti Hindu usano quella a 108 grani, la più diffusa. Questo numero è considerato sacro, secondo diverse spiegazioni. Il grano più in alto si chiama meru, non si conta e segna la partenza e l’arrivo del giro lungo la mala.

  1. Il praticante ripete i mantra in Sanscrito, lingua che ha 54 suoni o lettere. Ogni lettera ha due aspetti: uno maschile (Shiva), l’altro femminile (Shakti). 54 moltiplocato per 2 ci dà, ovviamente, il numero 108. Così, passando tutti i 108 grani, invochiamo l’aspetto femminile e l’aspetto maschile del suono interiore che fa parte delle lettere e dei suoni di un mantra, generando così delle vibrazioni favorevoli per noi.
  2. Nel nostro corpo ci sono 54 importanti intersezioni tra i circa 84.000 nervi che ne fanno parte. Ogni intersezione ha qualità femminili e maschili (ancora torniamo alle forze della natura e a Shakti e Shiva), qualità che funzionano nel nostro corpo attraverso le due nadi (canali energetici), ida e pingala, quindi ancora una volta 108. Attraverso i mantra attiviamo ogni intersezione nel nostro corpo, senza esserne consci.
  3. I 108 grani rappresentano i 108 elementi che costituiscono l’universo. Il sole è iil fulcro dell’universo. Ogni orbita nello spazio ha 360 gradi che, convertiti in minuti, sarebbero 360 X 60 = 21.600. Il sole rimane per metà dell’anno presente su ciascuno lato, alternando nord e sud. Se dividiamo la somma totale dei minuti in due otteniamo 10.800 minuti. Rimuovendo gli ultimi due 0 per facilità di conteggio otteniamo ancora 108.

In tempi antichi, a seconda dello scopo da raggiungere, i saggi indicavano un tipo di mala piuttosto che un altro. Per ottenere la salvezza una mala da 25 grani, quella 30 per avere salute e quella da 27 per avere successo in imprese personali,  per un benessere totale la mala da 108 grani.

Anche il materiale che costituisce i grani ha la sua importanza, poiché ognuno genera delle vibrazioni differenti nel corpo. In particolare i semi di Rudraksha hanno un grande significato da sempre, poiché, secondo gli Hindu, hanno poteri e proprietà divine e mistiche e mettono al riparo da peccati, pensieri e atti cattivi. L’etimologia del nome di questa pianta è molto bella: rudra è un altro nome per Shiva, mentre aksha significa lacrima. Si dice che questa pianta sia nata proprio dalle lacrime di Shiva e conferisca a chi ne indossa i semi, il potere di superare la paura, permettendo, quindi, di controllare stress e portare pace, stabilità e sernità. Ricerche moderne hanno evidenziato come questi semi abbiano proprietà elettromagnetiche e induttive (pari a 7 millivolt, pari, cioè, a quanto rilevato nella maggior parte dei corpi).

Liberamente tratto da: K. V. Singh, Hindu Rites and Rituals
Foto di Sara Ottanà