Sulabha, punti di vista e Upanishad

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A un certo punto del Ramayana viene presentata una donna, Sulabha, che si presenta alla corte di re Janaka, padre di Sita. La donna chiede udienza al re, che accetta senza entusiasmo. Accortasi della riluttanza di Janaka, Sulabha fa questo meraviglioso monologo:

“L’umanità è speciale. Abbiamo una mente che può immaginare. Con l’immaginazione possiamo, senza muoverci, viaggiare attraverso lo spazio e il tempo, creare situazioni che non esistono nella realtà. Questa capacità distingue l’uomo dal resto della natura. Tale mente viene chiamata manas, ed è per questo che gli esseri umani vengono chiamati manava. Tu sei un manava con la carne da uomo, io sono un manava con la carne da donna. Vediamo il mondo in modo differente, non perché abbiamo corpi differenti, ma perché abbiamo menti diverse. Tu vedi il mondo da un punto di vista e io lo vedo da un altro. Ma le nostre menti si possono espandere. Io posso vedere dal tuo punto di vista e tu dal mio. Alcuni […], invece di espandere la propria mente, la usano per controllare la natura […]. Non accettano il mondo così com’è. Perché? Domandatelo, Janaka, e capirai meglio la carne e il mondo intorno alla carne. Questo è veda, la saggezza”

Ispirato da queste parole, Janaka invitò nella sua terra tutti i rishi del suo regno per condividere la conoscenza dei Veda. Arrivarono da ogni dove. Questa raccolta di conversazioni intime destinata ad aprire la mente all’umanità è divenuta famosa sotto il nome di Upanishad.

Sempre grata a Devdutt Pattanaik per il suo lavoro.

Veda, Upanishad e Purana

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I Veda, i Purana e le Upanishad vengono spesso citati insieme, ma appartengono a periodi storici differenti.

I Veda, 4 in tutto, sono i testi scritti più antichi e risalgono a circa 4000 anni fa, ma è lecito pensare che siano stati composti ben prima e tramandati oralmente, per essere poi trascritti “solo” 4000 anni fa.  Contengono la conoscenza del cosmo e dell’universo, così come rivelata dal Signore Supremo agli antichi saggi durante la meditazione, nel Satya Yuga, l’età nella quale l’uomo era in totale armonia con la natura e i 5 elementi erano in completo equilibrio. Il potere della parola raggiunse, in questa epoca, il suo massimo: ciò che veniva espresso con intenzione diventava realtà. Proprio per questa armonia di fondo, in questa epoca non c’era ragione che nascessero avatar. Gli dei della tradizione vedica rappresentano le forze della natura: Agni (fuoco), Vayu (vento), Surya (sole), Varuna (acqua e oceano celeste) e Indra (fulmine). I Veda contengono inni e mantra e la conoscenza in essi contenuta è ritenuta oggettiva.

Le Upanishad, che risalgono a 3000 anni fa circa e sono più di 200, tecnicamente significano “siediti e parlami” e comprendono una domanda su un soggetto nell’ambito dell’atma, l’anima, la coscienza, l’essenza. Si tratta di spiegazioni e approfondimenti dei misteri dei Veda raccolti in seguito a discussioni e scambi di opinioni tra rishi, re, bambini, uomini e donne, mariti e mogli nello sforzo di svelare i segreti dei Veda.

I Purana e i poemi epici (come Mahabharata e Ramayana) risalgono a 2000 anni fa circa ed esprimono le idee e i concetti attraverso le storie. Sono 36, 18 principali e 18 minori e contengono storie sui clan originali, i re e le loro vite. Gli dei che compaiono nei Purana sono più complessi e strutturati rispetto a quelli del periodo vedico, come Vishnu, Shiva, Brahma, Durga, Ganesh, Hanuman etc. La conoscenza in essi contenuta è ritenuta soggettiva e filosofica. Durante questo periodo l’uomo cominciò ad allontanarsi dalla Natura, dalla vita semplice e dai pensieri puri ed altruistici facendo nascere la necessità di salvare l’umanità. Per questo Vishnu cominciò a reincarnarsi.

Riferimenti bibliografici: K.V. Singh, Hindu Rites and Rituals – D. Pattanaik, Devlok