Il Pantheon Induista

Ecco un video carino che aiuta a farsi un’idea del complicatissimo Pantheon Induista. Una precisazione: Shiva non ha tante mogli, ma una sola che si presenta sotto forma di diversi avatar:

 

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Un giorno, Mahishasura, un potentissimo demone, minacciò le divinità per cercare di spostare la loro attenzione dal mondo mortale e dai loro doveri. Brahma, Vishnu e Shiva, la Trimurti, si unirono per creare Mahamaya, conosciuta anche come Durga, la grande dea guerriera, proprio come i 3 guna si uniscono per formare maya, la realtà così come la possiamo esperire noi attraverso i sensi.

Tamas guna nasce da Shiva ed è la qualità dell’inerzia o dell’incoscienza, che causa indifferenza e può essere distruttiva.

Rajas guna nasce da Brahma ed è la qualità della passione  e della creatività, l’energia necessaria per poter fare.

Sattva guna nasce da Vishnu ed è la qualità della leggerezza e della consapevolezza, necessaria per una vita equilibrata e armoniosa.

I 3 guna insieme formano Maya e partecipano ad ogni momento della nostra vita. A seconda di come ci sentiamo, possiamo percepire se un guna in particolare stia avendo il sopravvento sulle altre o sia leggermente squilibrato rispetto agli altri due. Capita a volte di non riuscire neanche ad alzarsi dal letto (non so a voi… a me capita spesso). In questo caso abbiamo un eccesso di Tamas. Quando invece siamo così su di giri da non riuscire a dormire, allora è Rajas a essere in eccesso. Sattva è allora lo stato di equilibrio perfetto e ideale? Ni… se non ci fossero Tamas e Rajas a intervenire non avremmo la possibilità di seguire un normale ritmo di vita, avremmo una vita un po’… piatta.

La Trimurti – Shiva

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Il ruolo di Shiva, nella Trimurti, è apparentemente il più ingrato e il più antipatico. Shiva, infatti è comunemente conosciuto come il distruttore, colui che arriva e distrugge tutto  per permettere a Brahma di poter ricostruire e far rinascere un nuovo mondo. Visto in questa ottica il suo ruolo diventa più interessante e decisamente più accettabile. Shiva elimina il vecchio per poter creare da zero il nuovo, per poter rinascere. E proprio per questo è una delle divinità più venerate in India.

La sua figura ha molti aspetti, spesso contrastanti, e una miriade di appellativi: è il padre di famiglia e simbolo dell’energia maschile (marito di Shakti l’energia femminile, padre di Ganesha e Skanda/Kartikkeya), ma anche il meditatore per eccellenza, in ritiro sul monte Kailash, e il danzatore (Nataraja) che attraverso la sua danza mette in moto la distruzione e la creazione.

Gli attributi principali di Shiva sono:

Colore della pelle bianco brillante – perché il bianco è tutti i colori insieme

I capelli arruffati e raccolti in una crocchia che rappresentano Vayu, il dio del vento

Shiva possiede tre occhi, quello centrale rappresenta la saggezza e l’onniscienza, che rappresentano le tre sorgenti di luce cosmica: sole, luna, fuoco.

Il trishula, una sorta di tridente che ha diverse interpretazioni. La teoria che mi piace di più è quella che lo lega i tre guna, e di rimando i tre ruoli della Trimurti.

Il serpente arrotolato intorno al collo spesso viene interpretato come l’energia della kundalini. A me piace molto anche l’interpretazione che vede nella presenza del serpente attorno a Shiva la sua noncuranza e invulnerabilità nei confronti dei veleni, in particolare, in quanto meditatore, dei veleni della mente.

In testa spesso compare il Gange, divinità femminile che viene spesso invocata in situazioni particolarmente difficili.

Shiva indossa spesso, sulle spalle, una pelle di tigre, simbolo dell’energia della natura che viene domata da Shiva stesso.

Una luna crescente spunta dai suoi capelli, a simboleggiare il suo potere sul tempo e sul soma, l’offerta sacrificale che dona potere su creazione e distruzione.

In mano porta un tamburo, dal quale nasce il suono primordiale AUM.

Infine Shiva è sempre avvolto dalle ceneri sacre, risultato delle sue distruzioni, con le quali si cosparge.

 

 

La Trimurti – Vishnu

                                                     
Nella Trimurti il ruolo di Vishnu è quello di preservare e proteggere. Quando tutto va bene, bene e male sono in equilibrio, ma quando le cose si mettono male Vishnu sceglie una forma e scende sulla terra per garantire giustizia. A volte appare nella sua forma, un dio blu con 4 braccia, altre volte sotto forma di Matsya, Kurma, Varaha, Narasimha, Vamana, Parashurama, Rama, Krishna, Buddha o Kalki, tali sono le sue incarnazioni o avatar.

Spesso Vishnu è rappresentato dormiente tra le spire di un gigantesco serpente galleggiante sull’oceano cosmico. In tale rappresentazione Vishnu simboleggia la coscienza umana pienamente realizzata. Il serpente è Adi, lo stato mentale di dormiveglia, tra Sesha o zero e Ananta o infinito. 

Trovo illuminante e interessante l’interpretazione che viene data alle reincarnazioni di Vishnu, che suggeriscono un processo evolutivo nello sviluppo umano. Il pesce (Matsya) esce dai mari dell’antico Paleozoico, seguito dalla tartaruga (Kurma) e dal verro (Varaha) dell’era Mesozoica. Segue poi l’uomo-leone (Narasimbha) e il nano (Vamana) nel periodo dei cavernicoli e dei boscimani. Parashurama rappresenta lo stadio in cui l’uomo era nomade e cacciatore, mentre Rama e Krishna rappresentano la civiltà al suo apice. Kalki non si è ancora manifestato e, nel caso lo facesse, sarebbero cavoli… per quanto riguarda Buddha… ne parleremo in un altro post.

Bibliografia: I 7 segreti di Vishnu, D. Pattanaik – I Purana, R. K. Pruthi.

La Trimurti – Brahma

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Nell’induisimo si ritiene che Dio sia composto da 3 divinità. Questa unione è nota sotto il nome di Trimurti ed è composta da Brahma, Vishnu e Shiva, ossia creazione, preservazione e distruzione.

Brahma – una giornata di Brahma dura più di 4 milioni di anni nostri. E’ il creatore del mondo e di tutti gli esseri viventi. Usualmente viene raffigurato con  4 teste che gli servono per poter ammirare la sua sposa, Sarasvati, particolarmente timida e schiva e quindi sempre in cerca di un posto dove nascondersi. Si dice che le quattro teste simboleggino i 4 Veda, summa della conoscenza per gli induisti (Sarasvati, infatti, è la dea della conoscenza e delle arti). E’ proprio Brahma ad aver cantato i Veda attraverso i Rishi a tutta l’umanità.

Il veicolo di Brahma è il cigno che ha l’abilità di separare il latte dall’acqua e, in modo traslato, di distinguere il bene dal male, simboleggiando così il potere discriminante della mente.

Nelle raffigurazioni Brahma tiene in una mano una brocca contenente la fonte della vita.

La figura di Brahma è particolare. Pur essendo la divinità creatrice non esistono feste, rituali o preghiere in suo onore. Pare che il motivo sia da ricercare nel fatto che Brahma è il creatore del mondo terreno, del mondo materiale, dove l’ego si realizza e diventa sempre più potente.