Sankalpa Mudra

sankalpa

In sanscrito Sankalpa indica l’intenzione che mettiamo nel fare qualche cosa. E’ la direzione verso la quale vogliamo muoverci, ma anche l’energia che ci muove in quella determinata direzione.  In Sankalpa Mudra, ovvero il sigillo dell’intenzione, la mano sinistra è appoggiata sulla coscia destra, passando davanti alla linea centrale del corpo, il centro dell’energia del cuore, con il palmo rivolto verso l’alto, dunque in ricezione. La mano destra si appoggia sopra alla sinistra a palmo in giù, in radicamento.

Quando uniamo le nostre mani, palmo contro palmo, mettiamo in connessione i due emisferi del nostro cervello; l’attenzione cosciente e l’intenzione chiara e lucida si uniscono, generando un campo magnetico.

La mano sinistra simboleggia Kali, ossia chi siamo genuinamente;  passando davanti al cuore, dona coraggio alla nostra intenzione.

La mano destra  simboleggia Lakshmi, ossia l’abbondanza, l’amore e la generosità; posandosi sulla mano sinistra, si unisce al potere della verità autentica.

L’unione delle due mani che si chiudono e si uniscono, sigillando l’autenticità al potere dell’amore simboleggiano il potere di Saraswati, colei che fluisce, ossia l’energia creativa della mente e del cuore, la grazia e l’intuizione.

Questa mudra rappresenta la tripla fiamma di potere (Kali), amore (Lakshmi) e saggezza (Saraswati).

Il cerchio, il quadrato e il punto

devdutt pattanaik

 

La mitologia indiana usa tre simboli geometrici per rappresentare le divinità della Trimurti e della Tridevi. Molto spesso il concetto di divino viene rappresentato da un simbolo, più che dalla forma “umana” della divinità, negli yantra.

Il primo simbolo è quello associato a Brahma e Saraswati: il cerchio. Il cerchio è la forma più spontanea e naturale della natura e rappresenta al meglio l’universo Hindu: senza inizio né fine, senza confini, ciclico e infinito. L’universo è il mezzo attraverso il quale il divino di presenta, dunque ogni elemento dell’universo può essere un mezzo di contatto tra umano e divino. Attraverso il cerchio di Brahma e Saraswati viene esplorata la natura dell’universo.

Il secondo simbolo è quello associato a Vishnu e Lakshmi: il quadrato. Il quadrato, con i suoi profili appuntiti, è la forma più artificiale. Quando viene disegnata all’interno del cerchio dell’universo rappresenta la meglio la cultura. Culture diverse hanno valori diversi, dunque il quadrato della cultura può essere orientato in diversi modi, ma sempre all’interno del cerchio poiché tutte le culture dipendono dalla natura per la propria sopravvivenza. Col quadrato distinguiamo il codice culturale dalle leggi naturali.

Il terzo simbolo è associato a Shiva e Shakti: il punto. Il punto è privo di dimensioni ed è la figura geometrica più elementare. Senza il punto non si potrebbero tracciare il cerchio e il quadrato. Il punto rappresenta al meglio il concetto di anima, la parte senza forma che abita nella nostra forma, il nostro corpo. Proprio come l’esistenza del cerchio presuppone l’esistenza di un punto centrale attorno al quale il cerchio si sviluppa, l’esistenza del mondo presuppone l’esistenza di un testimone del mondo. Nel punto l’anima si realizza e la materia trova una sua validazione.

 

Devduut Pattanaik – Myth=Mithya – Penguin Books

 

 

Lasciar fluire la conoscenza

lakshmi-durga-saraswati

Una delle credenze comuni nel mondo dell’induismo è che Saraswati non stia mai nella stessa casa in cui ci sia già Lakshmi, poiché passano il tempo a litigare. Lakshmi è attraente, agghindata e appariscente, mentre Saraswati è poco curata nell’aspetto, non si trucca né adorna con orecchini o gioielli. Lakshmi va e viene, ma può essere anche trattenuta a forza in un posto, mentre Saraswati arriva solo dopo grandi sforzi, tuttavia, una volta arrivata non se ne va più.

In un racconto induista Vishnu, stufo di sentire le due litigare in continuazione, le separa mettendo Saraswati sulla sua lingua e Lakshmi sul suo cuore, così da ottenere il meglio da entrambe, l’invisibile Saraswati e l’appariscente Lakshmi.

Dietro a questo “litigio mitologico” sta una discussione ben più articolata: che cosa importa di più nella vita terrena? La ricchezza o la conoscenza?

Non si tratta di una domanda oziosa, ma di un quesito che nasconde un momento storico e sociale molto importante che coinvolge le tre maggiori comunità Vediche: i Barahmini, che trasmettevano e conservavano la conoscenza Vedica, gli Kshatriya, che erano i guerrieri e portavano arco e carro, e i Vaishya, che erano i commercianti a avevano accesso alla ricchezza. La disputa, in campo mitologico, era tra Saraswati (Brahmini), Lakshmi (Vaishya) e Durga (Kshatriya) e apre a una questione molto più profonda: cosa ha importanza nella vita sociale? Conoscenza, ricchezza o potere?

Alla base di questa domanda sta il desiderio umano di dominare, particolare e peculiare nel genere umano. Gli animali cercano di dominare per procurarsi il sostentamento per vivere, il cibo. L’uomo va oltre, poiché ha la possibilità di scegliere e questa possibilità di scelta gli arriva da Saraswati, dall’immaginazione. Grazie all’immaginazione gli uomini producono idee e invenzioni che permette loro di creare un surplus di cibo. In tal modo non c’è una reale necessità di gerarchia  sociale, ce n’è abbastanza per tutti. Tuttavia l’uomo ancora è spinto nella ricerca del dominio. Questo anelito deriva da un’ansia più profonda, un’ansia solo umana, la ricerca della propria identità. Gli animali non hanno dubbi su chi sono e su quale sia la loro posizione nella catena alimentare e nella gerarchia sociale. Nell’uomo Saraswati, l’immaginazione, crea il dubbio che nasce dalla mancanza di aderenza tra come ci immaginiamo noi e come ci immaginano gli altri.

Nelle prime società la forza e la violenza venivano usate per imporre se stessi, col passare del tempo la violenza è stata soppiantata dall’idea di proprietà: chi aveva di più era più potente, chi ha di più è più potente. La proprietà, grazie alle leggi create dall’uomo, può essere ereditata e non richiede una forza particolare o un’abilità particolare. Questo meccanismo assicura la ricchezza ai ricchi, così coloro i quali ereditavano la ricchezza non erano interessati alla conoscenza. Non erano interessati neanche a forza, abilità particolari o stato sociale.

La spaccatura avvenne quando i brahmini, impegnati a trasmettere la conoscenza Vedica, cominciarono a occuparsi solo al canto dei mantra e alla loro perfetta esecuzione, spesso slegata addirittura dalla loro comprensione. Questa casta, così impegnata in quest’attività, veniva mantenuta attraverso regali e donazioni. In questo modo si creò una spaccatura e un allontanamento tra conoscenza e ricchezza, poiché i brahmini non doveva preoccuparsi del proprio sostentamento. Un po’ alla volta la ricchezza fu vista come corruzione e distrazione dal percorso verso l’illuminazione.

Stranamente nessuno si accorse di come anche la conoscenza potesse avere lo stesso effetto. I brahmini erano così impegnati a memorizzare e trasmettere i canti Vedici e i rituali che il loro significato perse di interesse e importanza.

La conoscenza Vedica è legata alla capacità di espandere la mente, superare la paura, nella ricerca dell’autorealizzazione.

Se la mente è chiusa, c’è paura e, quindi, desiderio di dominare.

Un po’ alla volta tutto quello a cui i brahmini non potevano avere accesso in quanto impegnati nel loro lavoro divenne proibito e fonte di impurità: carne, alcohol, piaceri sessuali, ricchezza, proprietà, commercio, lavoro fisico e contatto con la natura. La società si spacco sempre più visibilmente e profondamente.

Così Saraswati, che si supponesse dovesse espandere la mente umana e aiutare a scoprire atma (l’anima universale), finì per causare chiusura. La ricerca della purezza presume l’esistenza di una sporcizia. La presunta sporcizia è solo una categoria  culturale, non esistente in natura.

Per superare il bisogno umano di dominare attraverso la ricchezza, lo status, la conoscenza, la bellezza, il successo e il concetto di purezza, basta lasciar fluire con sincerità Saraswati nelle nostre menti.

Tradotto da 7 Secrets of the Goddess, Devdutt Pattanaik

Saraswati, il fiume e il fluire

Saraswati

Il nome Saraswati deriva dalla parola sanscrita saras, che significa fluire e watu, che significa donna. Nei Veda si legge spesso che il Saraswati si è prosciugato, ma nessuno sa bene cosa questo significhi esattamente. Potrebbe trattarsi del fiume che scorreva migliaia di anni fa tra Punjab e Rajasthan, sulle cui sponde sarebbero stati composti i Rig Veda; o potrebbe trattarsi, invece, di una metafora che faccia riferimento a un linguaggio che si muova su più piani: parole, suoni, melodie, figure, gesti e che scaturisca dal fiume della conoscenza, come il sanscrito.

Nel simbolo riportato sopra le linee lunghe rappresentano il fiume della conoscenza, i riccioli le possibilità multiple di espressione attraverso il linguaggio, ogni triangolo il seme o origine di un pensiero. I pensieri, attraverso le molteplici possibilità di espressione si riversano nel fiume della conoscenza.

 

 

Saraswati, la musica e la pratica

 

Saraswati-goddess-of-music

Saraswati è anche la dea protettrice delle arti e della musica, oltre che della parola. In sanscrito le note si chiamano Swara, ossia ciò che risplende da sé. Ogni Swara deriva da un suono animale:

  1. SA nasce dal suono che emette il pavone quando nel cielo si assembrano le nuvole cariche di pioggia
  2. RE nasce dal suono che emette la mucca quando chiama il vitellino
  3. GA nasce dal suono che emette la capra nel suo gregge
  4. MA nasce dal suono che emette l’airone quando urla
  5. PA nasce dal suono che emette l’usignolo indiano in primavera
  6. DHA nasce dal suono che emette il cavallo
  7. NI nasce dal suono che emette l’elefante

All’inizio del proprio percorso lo studente di musica si trova a dover sviluppare le proprie abilità musicali per poter cogliere le differenze tra una nota e l’altra, soprattutto le differenze più sottili. Lo studente lavora duramente fino a quando, un giorno, quasi improvvisamente, raggiunge i primi risultati. Gli spettatori applaudono e il musicista rischia di farsi affascinare dal successo e dal plauso. Se questo accade il musicista non suonerà più seguendo Saraswati, la dea della conoscenza e delle arti, suonerà seguendo Lakshmi, la dea della ricchezza e del benessere. Così può essere il percorso dello yogi.

Qual è il proposito di un percorso che parta dall’impegno, dalla fatica e dall’abnegazione e porti alla riuscita? E’ guadagnarsi da vivere tout court? O è un mezzo per conoscere il mondo senza lasciarsi imbrigliare dal legame con la ricchezza (più o meno grande) che ne possa derivare?

Il quinto Yama, Aparigraha, ci ricorda di prendere solo ciò che è ci necessario, evitando di esagerare tracimando sul campo minato dell’attaccamento.

 

Saraswati

Download-Free-Saraswati-Maa-Wallpaper-1024x576

Accanto alle divinità maschili della Trimurti, Brahma, Vishnu e Shiva, ci sono le divinità femminili, le loro spose.

La moglie di Brahma (divinità della creazione) è Saraswati, dea della conoscenza e delle arti: musica, scrittura, pittura, a simboleggiare che la creazione ha bisogno innanzitutto della conoscenza. Viene rappresentata spesso mentre suona il veena, uno strumento indiano a corde, seduta sui libri dei Veda. Questi ultimi portano molto attenzione al linguaggio,  chiamato anche “brahman”, che etimologicamente significa ciò che espande (Brah) la mente (Manas). La capacità di parlare distingue gli esseri umani dagli animali. Gli animali comunicano tra di loro, ma attraverso dei segnali, mentre il linguaggio umano è molto più complesso e permette di comunicare concetti astratti, idee intangibili. Il linguaggio emerge dall’immaginazione e allo stesso tempo espande l’immaginazione. Può esprimersi attraverso i segni (mudra), attraverso la parola o la scrittura. Saraswati è la divinità del pensiero fluido e della parola, che garantisce umanità all’uomo.

Non compare spesso nelle storie;nelle poche in cui compare è sempre legata al linguaggio e alla parola. Una volta i deva (le divinità induiste) la invocarono quando il demone Kumbhakarna stava per chiedere a Brahma un favore che non avrebbe potuto rifiutare: diventare il padrone dello Swarga, il paradiso induista, e cacciare Indra. Saraswati allora, per evitare che il demone potesse proferir parola, gli torse la lingua e questi, invece di chiedere “Indra-asana”, ossia la posizione di Indra (sul trono dello Sawrga), si trovò a chiedere “Nidra-asana” ossia la posizione in sui si dorme.