La manifestazione dell’universo

Vac , la dea della parola, del discorso e del suono

Nella Brihad aranyaka Upaniśad si parla della manifestazione dell’universo.

” Il Brahman è infinito ed è infinita anche la manifestazione universale: ciò che è infinito ha origine dall’infinito. Anche traendo l’infinito dall’inifinito, l’infinito resta infinito.”

Il Prajapati, il primo uomo, ebbe due gruppi di figli: i Deva e gli Asura. I Deva chiesero la facoltà della parola, Vac (Chiamata anche Sarasvatī) e venne data loro la facoltà della recitazione. Gli Asura si resero conto che in questo modo i Deva li avrebbero superati, perciò lanciarono un maleficio sulla parola e crearono così gli insulti. Nei versi successivi il procedimento si ripete con l’odorato, l’udito e la mente. L’influsso degli Asura creai i cattivi odori, i rumori molesti e i pensieri negativi. Quando però fu la volta dell’energia vitale, che risiede nella bocca, il maleficio degli Asura fallì: si ritorse contro di loro, li schiacciò e li disperse in ogni direzione.

Brihad aranyaka Upaniśad 1.3.2 – 1.3.7

Navaratri

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Ieri, 29 settembre, ha avuto inizio per gli induisti, Navaratri, un festa nella quale si festeggia per 9 notti la Dea e il suo potere. In molte parti dell’India, in questi giorni, le donne vengono celebrate e invitate a sedersi per essere adorate come la Devi; viene loro offerto cibo e ricevono in dono vestiti. A seconda della zona dell’India cambiano le celebrazioni, ma in quella più diffusa si festeggia per i primi tre giorni Durgā, espressione divina di forza, energia potente capace di distruggere i demoni dell’egoismo e dell’adharma, ossia l’incapacità di agire secondo empatia nei confronti degli altri.

Durante i tre giorni successivi si festeggia Lakṣmī, dea della prosperità che porta la luce necessaria ad allontanare l’ignoranza, mentre gli utlimi tre giorni sono dedicati a Sarasvatī, espressione della conoscenza, del linguaggio e delle arti.

A Navaratri è legata anche l’idea di nuovo inizio, non a caso viene festeggiata all’inizio dell’autunno e all’inizio della primavera. E’ un momento nel quale ci si purifica dalle proprie colpe e si ricomincia con nuova energia. L’ultimo giorno viene chiamato anche giorno della vittoria e fa riferimento al mito di Durga nel quale si narra dell’asura Mahiṣā che, sottoponendosi a un duro periodo di ascesi, fu premiato da Śiva, ricevendo il potere di non essere sconfitto da nessuna divinità. L’asura, forte del proprio dono, cominciò a comportarsi in modo tracotante, sottoponendo tutti ad angherie e spargendo terrore nei tre mondi. Gli dei decisero così di intervenire, ma il dono di Śiva li rendeva impotenti: ogni volta che provavano ad uccidere Mahiṣā, questi rinasceva cambiando forma. Così gli dei decisero di rivolgersi a Śakti, la dea per chiedere aiuto. Le tre dee supreme, Lakṣmī, Sarasvatī e Pārvatī, unirono la propria energia creando una dea dall’aspetto temibile: Durgā. Le divinità maschili le donarono i loro poteri e le loro armi, per renderla invincibile:

Śiva le donò il Triśūla, o tridente, che rappresenta i tre guna, o qualità, dei quali è fatto il mondo.

Viṣṇu le donò il Sudarśana cakra, o disco, che rappresenta il centro della creazione.

Brahma le donò il loto, che rappresenta la purezza della saggezza e la liberazione attraverso la conoscenza.

Indra le donò il Vajra o fulmine, che rappresenta la fermezza di carattere e la determinazione.

Agni le donò una lancia, che rappresenta il potere puro.

Varuṇa le donò la conchiglia, che rappresenta il suono primordiale AUM.

Mossa da compassione per l’universo Durgā combatté per nove notti Mahiṣā. AL decimo giorno la dea trafisse l’asura con il Triśūla.

(Markandeya Purana)

 

 

Navaratri #3

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19/10/2015

Oggi entriamo negli ultimi tre giorni di Navaratri, quelli dedicati a Sarasvati. Sarasvati è la dea della conoscenza e delle arti (letteratura, musica, pittura, poesia) ma anche della verità, del perdono e delle nascite.

Solo attraverso la conoscenza, infatti, è possibile giungere alla liberazione dal Samsara, il ciclo della morte e delle rinascite, e arrivare all’illuminazione. Nei Rig Veda Sarasvati è un possente fiume le cui acque sono ritenute creatrici, purificanti e nutrienti, proprio come la conoscenza.

Di solito è rappresentata vestita di bianco, colore della purezza della vera conoscenza, seduta su un loto (simbolo di umiltà ma anche di regalità nel senso più alto del termine) o su un cigno bianco ( simbolo di discernimento tra bene e male e tra etrno ed effimero).

È rappresentata con 4 braccia che rappresentano i 4 aspetti coinvolti nell’apprendimento:

  1. La mente
  2. L’intelletto
  3. La coscienza
  4. L’ego

Le mani reggono:

  1. I Veda, ossia la conoscenza universale ed eterna
  2. Un mala di perle bianche che reppresenta il potere della meditazione e della spiritualità
  3. Un’ampolla piena di acqua purificatrice e creatrice
  4. Una vina ( lo strumento musicale dal quale discende il sitar) che rappresenta le arti

Nel nono giorno di Navaratri tutti i libri e fli strumenti vengono deposti presso le statue di Sarasvati in modo da essere venerati.

In questi tre giorni proviamo a dedicarci a creare, studiare, suonare, leggere e a osservare il poacere e la leggerezza che ne ricaviamo.