Il potere del suono e della parola

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Sono sempre stata convinta che attraverso le parole la nostra mente riesca a chiarirsi maggiormente le idee. Quando racconto a qualcuno qualcosa o comunque parlo ad alta voce, i concetti si mettono in ordine, le idee prendono una forma più concreta, come se tutte le componenti dell’idea, fino ad allora rimasta fumosa e non ancora ben definita, andassero a posto e il puzzle si ricomponesse formando e mostrando la figura finale. Per questo non amo molto le “trasformazioni” linguistiche a causa delle quali vengono accettate brutture come “a me mi” o “ma però” semplicemente in virtù del fatto che sono diventate di uso comune nella parlata. Parlare bene ordina le idee, ordina i concetti e crea chiarezza mentale, secondo me.

Reduce da un altro meraviglioso incontro di Sanscrito, mi trovo a riflettere. In particolar modo quest riflessione è nata dallo studio dei pronomi personali e dei verbi in Sanscrito, perché questa volta ho scoperto che in questa lingua, ma anche nelle moderne lingue indiane l’ordine non è prima, seconda e terza persona singolare e plurale, terza, seconda e prima persona, singolare e plurale. La cosa potrebbe sembrare di poco conto, effettivamente è solo una convenzione. Che importanza può avere l’ordine col quale enuncio un verbo? Tuttavia dietro a questo “ordine al contrario” si nasconde un concetto che io trovo affascinante e molto vero: la nostra conoscenza parte dal mondo che ci circonda, col quale entriamo in contatto attraverso i sensi e dalla periferia, piano piano, ci muoviamo verso il centro. Dalla terza persona passiamo alla seconda per poi approdare alla prima, noi stessi. Capisco che possa apparire un concetto un po’ da “nerd della linguistica”, ma questa scoperta è stata, per me , illuminante. Per la filosofia indiana (e non solo) l’origine di tutto è il suono primordiale om (aum). Il suono crea, il suono illumina.

Saraswati, il fiume e il fluire

Saraswati

Il nome Saraswati deriva dalla parola sanscrita saras, che significa fluire e watu, che significa donna. Nei Veda si legge spesso che il Saraswati si è prosciugato, ma nessuno sa bene cosa questo significhi esattamente. Potrebbe trattarsi del fiume che scorreva migliaia di anni fa tra Punjab e Rajasthan, sulle cui sponde sarebbero stati composti i Rig Veda; o potrebbe trattarsi, invece, di una metafora che faccia riferimento a un linguaggio che si muova su più piani: parole, suoni, melodie, figure, gesti e che scaturisca dal fiume della conoscenza, come il sanscrito.

Nel simbolo riportato sopra le linee lunghe rappresentano il fiume della conoscenza, i riccioli le possibilità multiple di espressione attraverso il linguaggio, ogni triangolo il seme o origine di un pensiero. I pensieri, attraverso le molteplici possibilità di espressione si riversano nel fiume della conoscenza.