Abhaya Mudra

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Nelle rappresentazioni di Nataraja, Śiva danzante, la mano destra è sollevata e girata avanti nel gesto che libera dalla paura, Abhaya Mudra. Si tratta di un gesto che compare in moltissime immagini delle divinità Hindu (e non solo). Mostrare il palmo a un’altra persona è un gesto che da una parte crea uno stop e blocca, spesso lo utilizziamo per fermare qualcuno, ma è anche un gesto che accoglie e rassicura. Quando salutiamo qualcuno mostriamo il palmo della nostra mano; quando vogliamo dare una carezza la diamo col palmo della mano, non con il dorso. In molte tecniche di guarigione è proprio dal palmo della mano a curare. Attraverso il palmo trasmettiamo energia e calore, quella stessa energia che permette di affrontare e superare le proprie paure, di andare oltre, dove è possibile scoprire che ciò che più si teme, alla fine,  non è così terribile; dove è possibile affrontare le proprie ombre, i propri lati oscuri per imparare a conoscerli e conoscersi meglio.

C’è qualcosa di più grande della paura da guadagnare: noi stessi.

La nascita

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All’inizio non c’era l’essere e nemmeno il non essere,

niente spazio né cielo, né giorno, né notte.

Senza fiato respirava da sé L’Uno senza distinzione.

Al suo fianco solo la sua ombra, una compagnia eterna.

Quell’ombra aveva il nome di Vac, la Parola,

e di lui era l’immagine.

Nacque da lui come suo primo desiderio e già era perfetta.

Conteneva in sé il passato, il presente e il futuro.

Era la matrice fra la mente

e le cose che la mente avrebbe pensato.

Subito il pensiero venne

e i saggi cominciarono a dare un nome a ogni oggetto,

ciò che era migliore e più puro, nascosto dentro ai loro cuori,

essi lo rivelarono col potere del loro amore.

Così nacque il piacere di ascoltare le storie dei mondi

che ciclicamente nascono, si ingrandiscono e poi si riassorbono.

Dall’Uno venne a essere poi un narratore, il potente Siva,

signore di ciò che si muove e di ciò che sta fermo,

l’asceta sacro che con la sua danza distrugge

e ricrea gli universi.

Dal desiderio Siva prese a raccontare infinite store,

che eternamente regalò all’umanità, al Cielo e alla Terra,

senza che il suo tesoro di sapienza si riducesse mai.

Storie di Avatar e altri Dei – Carola Benedetto – Laksmi edizioni

Nataraja, la Danza e la Creazione

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Vishnu era abbandonato in un sonno profondo sul grande serpente Sesa, mentre galleggiava sulle acque della materia indifferenziata tra la distruzione e la creazione dell’universo.

Il Dio si svegliò e cominciò a raccontare a Sesa il suo sogno su Shiva. Un gruppo di 10mila rishi si era inorgoglito a tal punto della propria santità da ritenerla proprio merito più che un dono degli dei. Shiva decise allora di andare a visitarli insieme a Vishnu.

Vishnu prese le sembianze di Mohini, una splendida incantatrice, mentre Shiva si trasformò in Bhiksatana, uno yogin bello e affascinante.

Non appena i due arrivarono a Tillai i rishi si innamorarono di Mohini, mentre le loro mogli persero la testa per Shiva. I rishi furono disturbati da questa improvvisa piega degli eventi e dal caos che aveva travolto il loro ordinato e pacifico mondo. Cominciarono allora a reagire in maniera violenta, lanciando maledizioni allo yogi e alla moglie, ma ben presto si resero conto che queste non avrebbero sortito alcun effetto.

Prepararono allora un fuoco magico dal quale liberarono una feroce tigre. Rimasero però sconvolti quando videro Shiva sollevare l’animale con una mano e col mignolo dell’altra togliere la pelliccia per indossarla. I rishi fecero uscire dal fuoco un gigantesco serpente che puntò i velenosissimi denti su Shiva.

Ancora una volta, con orrore, lo videro inchinarsi, raccogliere il serpente e avvolgerselo al collo come ornamento.

I rishi fecero allora un ultimo disperato tentativo facendo uscire dal fuoco un nano orribile che si scagliò contro lo yogi solo per ritrovarsi in terra sotto il piede della figura sempre più risplendente del Dio.

Da qualche parte nell’anima del Dio nacque un suono lontano. Con il tamburo che aveva in mano Shiva cominciò a seguire il ritmo lento e cadenzato, simile al battito del cuore. Quindi, ancora bilanciandosi sul nano, cominciò a ballare la sua grande danza della creazione e della distruzione.

Smesse le spoglie del nomade yogi si mostrò come il Dio luminoso, mentre le sue braccia e gambe dardeggiavano e risplendevano come raggi al sole.

Man a mano che il ritmo del tamburo aumentava tutto quello che non era Shiva si disintegrava evaporando nel nulla fino a quando, giunti al culmine del nulla, rimasero solo gli dei.

Shiva allora si fermò e, riprendendo di nuovo un ritmo lento e cadenzato, così come aveva eliminato il mondo, lo ricreò, lanciando stelle nel cielo, evocando la vita sulla terra, compiendo un’armoniosa danza di grazia e amore.

Foto di Catia D’Ambrosio

Maha Shivaratri

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Il 24 febbraio è stato Maha Shivaratri, che cade sull’ultima luna nuova d’inverno ed è il giorno più buio del mese. Maha Shivaratri raccoglie tutte le energie di rinnovamento. Nell’astrologia vedica la luna rappresenta  la mente e solo nella notte di Shivaratri la luna è nel suo punto più debole, è dunque questo il momento migliore per poter andare oltre la mente ed entrare più profondamente in contatto con lo spirito.

La figura di Shiva è molto complessa e sfaccettata. E’ Adiyogi, il primo praticante e insegnante di Yoga. I praticanti festeggiano Shivaratri come il giorno nel quale Shiva si è ritirato sul Monte Kailash raggiungendo la piena illuminazione.

Rudra è la forma più antica e primordiale di Shiva. La leggenda narra che Brahma una volta fosse così arrabbiato che dalla sua fronte uscì Rudra che si divise nella sua forma maschile e femminile. Bhairava è un’altra delle versioni terrificanti di Shiva che ha il potere di metterci davanti alle nostre peggiori paure. Secondo la leggenda Brahma creò una meravigliosa figlia della quale si innamorò. Per poterla tenere sempre sotto gli occhi Brahma si fece crescere 5 teste. La figlia, soffocata dalle attenzioni del padre, decise di morire. Shiva si infuriò a tal punto da prendere la forma di Bhairava e tagliare a Brahma una delle sue 5 teste. Brahma apprese la sua dolorosa lezione mentre Bhairava fu condannato a mendicare vagando con il teschio di Brahma in mano. Per la storia di Virabhadra vi rimando al post che trovate qui.

Uno dei simboli più conosciuti dell’induismo è Nataraja, il dio danzante. La danza cosmica di Nataraja simboleggia l’equilibrio dei 3 spetti della Trimurti, dove gli opposti sono profondamente connessi, dove la distruzione e la fine annunciano un inizio.

Shiva non è solo lo yogi in meditazione, è anche il marito e il padre di famiglia. Mentre Shiva era in meditazione Vishnu era preoccupato per le sorti del mondo. Finché Shiva fosse stato sul Monte Kailash nel mondo non sarebbe successo nulla, nulla sarebbe cambiato. Così Vishnu decise di trovare una sposa per Shiva, Shakti, in modo da farlo partecipe del mondo materiale. Maha Shivaratri viene festeggiato dalle famiglie come il giorno del matrimonio tra Shiva e Shakti.