Satyavati e Vyasa

 

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Una pescatrice di nome Satyavati, una volta, diede un passaggio in barca a un saggio di nome Parasara, attraverso il fiume Yamuna, fiume sacro per gli Hindū. Il saggio, durante il viaggio, si innamorò della donna e i due ebbero un figlio.A causa dei poteri acquisiti tramite le sue pratiche, il saggio aveva dei poteri che potremmo definire “magici”. Il bambino fu così concepito e partorito durante la traversata, prima che la barca potesse raggiungere l’altra sponda del fiume. Una volta nato il bambino crebbe all’istante, diventando ragazzo, e fu portato a vivere su un’isola che si trovava proprio al centro del fiume.

Questo bambino fu poi conosciuto negli anni a venire col nome di Vyasa, il grande compilatore dei Veda.

Swana, la fedeltà del Dharma

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Nella Mahabharata, quando la battaglia è persa e tutte le persone care morte, i 5 fratelli Pandava si preparano per il Grande Viaggio verso la montagna del Cielo. Sono guidati dal maggiore dei fratelli, Yudhistira, e accompagnati da un cane. Uno a uno i compagni di viaggio di Yudhistira muoiono, fino a quando non rimangono solo lui e il suo cane fedele. Arrivati alle porte del Cielo Indra dà il benvenuto a Yudhistira e lo invita a entrare lasciando fuori il cane. Yudhistira si rifiuta, allora, di entrare e i due si mettono a discutere. Indra accusa Yudhistira di aver abbandonato i propri fratelli durante il cammino e di rinunciare all’illuminazione per un cane.

“Erano morti” risponde “e sono stato costretto a lasciarli, mentre questo cane pur avendo avuto mille opportunità di lascarmi, è rimasto con me. Sarebbe un peccato contro il giusto comportamento, il Dharma, abbandonare qualcuno che ti è così devoto. E’ il mio compagno, ci siamo protetti a vicenda durante tutto questo terribile viaggio e, poiché mi è stato fedele, non lo abbandonerò. A queste parole il cane si rivelò come l’incarnazione del Dharma stesso.

Dhanura – il mito

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Il grande arciere Arjuna, una volta, si trovò di fronte a un terribile dilemma. La guerra era imminente e sapeva che, se avesse affrontato la battaglia, avrebbe dovuto combattere i propri familiari. Così chiese un consiglio al suo amico e guida Krishna. Il racconto del oro scambio è contenuto nella Bhagavad Gita.

Arjuna e Krishna osservano dal loro carro gli eserciti schierati. L’imminente guerra è l’ultima occasione per ottenere nuovamente un impero ingiustamente sottratto ad Arjuna e i suoi fratelli molti anni prima. Di fronte alla prospettiva di dover combattere e probabilmente uccidere i suoi parenti e insegnanti precedenti, Arjuna cede e lascia cadere il suo arco.

Decide quindi di sottoporre il suo dilemma a Krishna, suo mentore e cocchiere. Krishna dice ad Arjuna che deve compiere il proprio dovere (DHARMA) in qualità di guerriero, combattendo per una giusta causa contro il male.
Krishna parla quindi della scienza dell’anima, lo yoga. Dice ad Arjuna di non preoccuparsi dei morti conseguenti la guerra, perché nessuno in questo mondo può uccidere un’anima immortale. Il fuoco non può bruciarla, l’acqua non può annegarla. Quando il corpo deperisce, l’anima passa in un altro corpo proprio come quando noi ci cambiamo di abito. Krishna avverte Arjuna di accettare felicità e tristezza con distacco, perché vanno e vengono come la stagioni e sono solo impressioni dei sensi.
Il colloquio termina con Krishna che invita Arjuna ad affidarsi a lui, perché Krishna è la personificazione del divino.

Veda, Upanishad e Purana

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I Veda, i Purana e le Upanishad vengono spesso citati insieme, ma appartengono a periodi storici differenti.

I Veda, 4 in tutto, sono i testi scritti più antichi e risalgono a circa 4000 anni fa, ma è lecito pensare che siano stati composti ben prima e tramandati oralmente, per essere poi trascritti “solo” 4000 anni fa.  Contengono la conoscenza del cosmo e dell’universo, così come rivelata dal Signore Supremo agli antichi saggi durante la meditazione, nel Satya Yuga, l’età nella quale l’uomo era in totale armonia con la natura e i 5 elementi erano in completo equilibrio. Il potere della parola raggiunse, in questa epoca, il suo massimo: ciò che veniva espresso con intenzione diventava realtà. Proprio per questa armonia di fondo, in questa epoca non c’era ragione che nascessero avatar. Gli dei della tradizione vedica rappresentano le forze della natura: Agni (fuoco), Vayu (vento), Surya (sole), Varuna (acqua e oceano celeste) e Indra (fulmine). I Veda contengono inni e mantra e la conoscenza in essi contenuta è ritenuta oggettiva.

Le Upanishad, che risalgono a 3000 anni fa circa e sono più di 200, tecnicamente significano “siediti e parlami” e comprendono una domanda su un soggetto nell’ambito dell’atma, l’anima, la coscienza, l’essenza. Si tratta di spiegazioni e approfondimenti dei misteri dei Veda raccolti in seguito a discussioni e scambi di opinioni tra rishi, re, bambini, uomini e donne, mariti e mogli nello sforzo di svelare i segreti dei Veda.

I Purana e i poemi epici (come Mahabharata e Ramayana) risalgono a 2000 anni fa circa ed esprimono le idee e i concetti attraverso le storie. Sono 36, 18 principali e 18 minori e contengono storie sui clan originali, i re e le loro vite. Gli dei che compaiono nei Purana sono più complessi e strutturati rispetto a quelli del periodo vedico, come Vishnu, Shiva, Brahma, Durga, Ganesh, Hanuman etc. La conoscenza in essi contenuta è ritenuta soggettiva e filosofica. Durante questo periodo l’uomo cominciò ad allontanarsi dalla Natura, dalla vita semplice e dai pensieri puri ed altruistici facendo nascere la necessità di salvare l’umanità. Per questo Vishnu cominciò a reincarnarsi.

Riferimenti bibliografici: K.V. Singh, Hindu Rites and Rituals – D. Pattanaik, Devlok