Sankalpa Mudra

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In sanscrito Sankalpa indica l’intenzione che mettiamo nel fare qualche cosa. E’ la direzione verso la quale vogliamo muoverci, ma anche l’energia che ci muove in quella determinata direzione.  In Sankalpa Mudra, ovvero il sigillo dell’intenzione, la mano sinistra è appoggiata sulla coscia destra, passando davanti alla linea centrale del corpo, il centro dell’energia del cuore, con il palmo rivolto verso l’alto, dunque in ricezione. La mano destra si appoggia sopra alla sinistra a palmo in giù, in radicamento.

Quando uniamo le nostre mani, palmo contro palmo, mettiamo in connessione i due emisferi del nostro cervello; l’attenzione cosciente e l’intenzione chiara e lucida si uniscono, generando un campo magnetico.

La mano sinistra simboleggia Kali, ossia chi siamo genuinamente;  passando davanti al cuore, dona coraggio alla nostra intenzione.

La mano destra  simboleggia Lakshmi, ossia l’abbondanza, l’amore e la generosità; posandosi sulla mano sinistra, si unisce al potere della verità autentica.

L’unione delle due mani che si chiudono e si uniscono, sigillando l’autenticità al potere dell’amore simboleggiano il potere di Saraswati, colei che fluisce, ossia l’energia creativa della mente e del cuore, la grazia e l’intuizione.

Questa mudra rappresenta la tripla fiamma di potere (Kali), amore (Lakshmi) e saggezza (Saraswati).

Vishnu e il quadrato

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Vishnu è la divinità blu, con 4 braccia, che riposa sulle spire di un serpente fino a quando le forze del disordine non lo risvegliano per portarlo in battaglia a cavallo della sua aquila, Garuda, per riportare l’ordine. Il serpente di Vishnu rappresenta una terra stabile, che segue il proprio ciclo di stagioni, rigenerandosi da sola. L’aquila è invece il vento del cambiamento, la rivoluzione che riporta speranza. Il serpente e l’aquila, dunque, non vanno d’accordo.

Vishnu è la divinità che organizza il mondo, portando un ritmo regolare e prevedibile nella natura; la sua compagna, la Dea, di presenta sotto due forma:

Lakshmi – l’onda fertile e favorevole della natura che si manifesta come il giorno, la luna crescente, l’alta marea, la primavera, le piogge e i raccolti.

Alakshmi – l’aridità, la notte, la luna calante, la bassa marea, il caldo, le estati torride e gli inverno rigidi.

Il simbolo del quadrato rappresenta la funzione di Vishnu di addomesticare la natura attraverso la cultura. Nella cultura l’uomo può sopravvivere ed esplorare il proprio potenziale, generando ricchezza e bellezza. La società nasce dalle regole, dai ruoli e dalle responsabilità che danno alla vita una direzione. In cima a questa società gerarchica c’è Lakhsmi, della della prosperità e del potere, che i più ammirano; alla base c’è Alakshmi, dea della povertà e della sfortuna.

Devdutt Pattanaik

Il cerchio, il quadrato e il punto

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La mitologia indiana usa tre simboli geometrici per rappresentare le divinità della Trimurti e della Tridevi. Molto spesso il concetto di divino viene rappresentato da un simbolo, più che dalla forma “umana” della divinità, negli yantra.

Il primo simbolo è quello associato a Brahma e Saraswati: il cerchio. Il cerchio è la forma più spontanea e naturale della natura e rappresenta al meglio l’universo Hindu: senza inizio né fine, senza confini, ciclico e infinito. L’universo è il mezzo attraverso il quale il divino di presenta, dunque ogni elemento dell’universo può essere un mezzo di contatto tra umano e divino. Attraverso il cerchio di Brahma e Saraswati viene esplorata la natura dell’universo.

Il secondo simbolo è quello associato a Vishnu e Lakshmi: il quadrato. Il quadrato, con i suoi profili appuntiti, è la forma più artificiale. Quando viene disegnata all’interno del cerchio dell’universo rappresenta la meglio la cultura. Culture diverse hanno valori diversi, dunque il quadrato della cultura può essere orientato in diversi modi, ma sempre all’interno del cerchio poiché tutte le culture dipendono dalla natura per la propria sopravvivenza. Col quadrato distinguiamo il codice culturale dalle leggi naturali.

Il terzo simbolo è associato a Shiva e Shakti: il punto. Il punto è privo di dimensioni ed è la figura geometrica più elementare. Senza il punto non si potrebbero tracciare il cerchio e il quadrato. Il punto rappresenta al meglio il concetto di anima, la parte senza forma che abita nella nostra forma, il nostro corpo. Proprio come l’esistenza del cerchio presuppone l’esistenza di un punto centrale attorno al quale il cerchio si sviluppa, l’esistenza del mondo presuppone l’esistenza di un testimone del mondo. Nel punto l’anima si realizza e la materia trova una sua validazione.

 

Devduut Pattanaik – Myth=Mithya – Penguin Books

 

 

Lakshmi, Kubera e Ganesha

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Durante l’ultimo periodo vedico la ricchezza è vista molto negativamente, portatrice di sofferenza: invidia dei vicini, perdita degli amici, litigi in famiglia. Questa trasformazione si riflette nella figura di Indra; nella prima parte dei Veda Indra è un eroico re guerriero, mentre nei Purana è una figura insicura e quasi indifesa, sempre alla ricerca dell’aiuto di Brahma Vishnu e Shiva.

Ci corre in aiuto il Vedanta, la filosofia ricavata dai Veda, comunicata all’uomo comune attraverso le storie dei Purana, dove si esplora anche la relazione tra mente e possesso. Proprio nei Purana compare la sorella maggiore di Lakshmi, che si accompagna sempre a lei e che si chiama A-Lakshmi. Le due sorelle sono sempre in lotta, per questo si dice che la ricchezza porti litigio e sfortuna, ma se Lakshmi si accompagna a Vishnu o Shiva, allora la ricchezza non porta dolore. Perché?

Shiva è un eremita e non si cura della ricchezza, ma quando si sposa con Parvati si rende conto, grazie alla sua presenza, che chi lo circonda(fedeli e devoti) non è un eremita come lui; le persone hanno fame e desideri che vanno soddisfatti. Hanno bisogno di cibo e Shiva soddisfa le loro esigenze attraverso i propri figli: Skanda, che provvede alla sicurezza, e Ganesha, che provvede alla prosperità.

In particolare, la forma di Ganesha evoca Lakshmi e Kubera. La sua testa è quella di un elefante bianco, come quelle che compaiono nelle raffigurazioni di Lakshmi, mentre le spruzzano addosso l’acqua. Il suo corpo massiccio ricorda quello di Kubera. Insieme Lakshmi, Kubera e Ganesha evocano abbondanza.

Una volta Kubera, il dio della ricchezza, cercò di portare dalla propria parte Ganesha in modo da riceverne la protezione. Per questo lo invitò a palazzo e gli offrì da mangiare tutto quello che voleva. Ganesha continuava a mangiare, Kubera continuava a fargli portare del cibo. Più Ganesha mangiava, più aveva fame. Quando fu evidente che non ci sarebbe stata fine alle richieste di Ganesha, questi disse: “Ora capisci perché ho scelto di stare con Shiva e non con te? Tu cerchi di soddisfare la mia fame, ma Shiva mi aiuta a superarla. Più cibo mi porti, più alimenti la mia fame; così la mia fame rimane insaziabile. L’unica soluzione allora è crescere oltre la mia fame, per questo ho bisogno di Shiva”

Liberamente tratto da 7 secrets of the Goddess – D. Pattanaik

Lakshmi e le ricchezze della terra

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Lakshmi è la dea della ricchezza e dell’abbondanza. Nei Purana si dice che sia figlia degli asura, ossia dei demoni. In realtà solo in tempi recenti alla parola asura è stata data una connotazione morale negativa. Originariamente deva e asura erano figli di Brahama. I primi vivevano in cielo, gli altri sotto terra. Ogni ricchezza risiede sotto terra, poiché è sotto la terra che germogliano i semi, si crea il metallo e si nasconde l’acqua. Per estrarre la ricchezza abbiamo bisogno del sole (Surya), del vento (Vayu), del fuoco (Agni) e della pioggia (Indra); nascono così le prime divinità, che intervengono per favorire l’uomo nei propri bisogni, mentre gli asura diventano demoni poiché resistono alle necessità umane. L’uomo ha dovuto creare complessi processi agricoli e di estrazione mineraria per procurarsi la ricchezza dalla terra. Lakshmi arriva solo quando si stacca dal proprio creatore, dalla terra e la creazione della ricchezza è un processo violento: le foreste vengono distrutte per fare posto ai campi da coltivare e  ai terreni da edificare.

La ricchezza che appartiene all’uomo, che è stata estratta dalla natura, è ben rappresentata dal vaso, invenzione umana che permette di possedere l’acqua e trasportarla ovunque. In natura l’acqua è a disposizione di tutti gli animali, ma l’acqua contenuta in un vaso appartiene al proprietario del vaso e a chi questi decida di offrirla. In questa ottica potremmo dire che Lakshmi è il vaso che contiene tutte le ricchezze acquisibili dall’uomo.

Lasciar fluire la conoscenza

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Una delle credenze comuni nel mondo dell’induismo è che Saraswati non stia mai nella stessa casa in cui ci sia già Lakshmi, poiché passano il tempo a litigare. Lakshmi è attraente, agghindata e appariscente, mentre Saraswati è poco curata nell’aspetto, non si trucca né adorna con orecchini o gioielli. Lakshmi va e viene, ma può essere anche trattenuta a forza in un posto, mentre Saraswati arriva solo dopo grandi sforzi, tuttavia, una volta arrivata non se ne va più.

In un racconto induista Vishnu, stufo di sentire le due litigare in continuazione, le separa mettendo Saraswati sulla sua lingua e Lakshmi sul suo cuore, così da ottenere il meglio da entrambe, l’invisibile Saraswati e l’appariscente Lakshmi.

Dietro a questo “litigio mitologico” sta una discussione ben più articolata: che cosa importa di più nella vita terrena? La ricchezza o la conoscenza?

Non si tratta di una domanda oziosa, ma di un quesito che nasconde un momento storico e sociale molto importante che coinvolge le tre maggiori comunità Vediche: i Barahmini, che trasmettevano e conservavano la conoscenza Vedica, gli Kshatriya, che erano i guerrieri e portavano arco e carro, e i Vaishya, che erano i commercianti a avevano accesso alla ricchezza. La disputa, in campo mitologico, era tra Saraswati (Brahmini), Lakshmi (Vaishya) e Durga (Kshatriya) e apre a una questione molto più profonda: cosa ha importanza nella vita sociale? Conoscenza, ricchezza o potere?

Alla base di questa domanda sta il desiderio umano di dominare, particolare e peculiare nel genere umano. Gli animali cercano di dominare per procurarsi il sostentamento per vivere, il cibo. L’uomo va oltre, poiché ha la possibilità di scegliere e questa possibilità di scelta gli arriva da Saraswati, dall’immaginazione. Grazie all’immaginazione gli uomini producono idee e invenzioni che permette loro di creare un surplus di cibo. In tal modo non c’è una reale necessità di gerarchia  sociale, ce n’è abbastanza per tutti. Tuttavia l’uomo ancora è spinto nella ricerca del dominio. Questo anelito deriva da un’ansia più profonda, un’ansia solo umana, la ricerca della propria identità. Gli animali non hanno dubbi su chi sono e su quale sia la loro posizione nella catena alimentare e nella gerarchia sociale. Nell’uomo Saraswati, l’immaginazione, crea il dubbio che nasce dalla mancanza di aderenza tra come ci immaginiamo noi e come ci immaginano gli altri.

Nelle prime società la forza e la violenza venivano usate per imporre se stessi, col passare del tempo la violenza è stata soppiantata dall’idea di proprietà: chi aveva di più era più potente, chi ha di più è più potente. La proprietà, grazie alle leggi create dall’uomo, può essere ereditata e non richiede una forza particolare o un’abilità particolare. Questo meccanismo assicura la ricchezza ai ricchi, così coloro i quali ereditavano la ricchezza non erano interessati alla conoscenza. Non erano interessati neanche a forza, abilità particolari o stato sociale.

La spaccatura avvenne quando i brahmini, impegnati a trasmettere la conoscenza Vedica, cominciarono a occuparsi solo al canto dei mantra e alla loro perfetta esecuzione, spesso slegata addirittura dalla loro comprensione. Questa casta, così impegnata in quest’attività, veniva mantenuta attraverso regali e donazioni. In questo modo si creò una spaccatura e un allontanamento tra conoscenza e ricchezza, poiché i brahmini non doveva preoccuparsi del proprio sostentamento. Un po’ alla volta la ricchezza fu vista come corruzione e distrazione dal percorso verso l’illuminazione.

Stranamente nessuno si accorse di come anche la conoscenza potesse avere lo stesso effetto. I brahmini erano così impegnati a memorizzare e trasmettere i canti Vedici e i rituali che il loro significato perse di interesse e importanza.

La conoscenza Vedica è legata alla capacità di espandere la mente, superare la paura, nella ricerca dell’autorealizzazione.

Se la mente è chiusa, c’è paura e, quindi, desiderio di dominare.

Un po’ alla volta tutto quello a cui i brahmini non potevano avere accesso in quanto impegnati nel loro lavoro divenne proibito e fonte di impurità: carne, alcohol, piaceri sessuali, ricchezza, proprietà, commercio, lavoro fisico e contatto con la natura. La società si spacco sempre più visibilmente e profondamente.

Così Saraswati, che si supponesse dovesse espandere la mente umana e aiutare a scoprire atma (l’anima universale), finì per causare chiusura. La ricerca della purezza presume l’esistenza di una sporcizia. La presunta sporcizia è solo una categoria  culturale, non esistente in natura.

Per superare il bisogno umano di dominare attraverso la ricchezza, lo status, la conoscenza, la bellezza, il successo e il concetto di purezza, basta lasciar fluire con sincerità Saraswati nelle nostre menti.

Tradotto da 7 Secrets of the Goddess, Devdutt Pattanaik

I buoni e i cattivi

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I Deva e gli Asura, divinità e demoni, agiscono come forze e “contro”-forze. Nell’episodio del mescolamento dell’oceano di latte, dei e demoni si trovano a collaborare per trovare Amrita, il nettare dell’immortalità. L’oceano di latte rappresenta le possibilità illimitate del mondo. La materia si trova in uno stato di entropia fino a quando Deva e Asura non la agitano. Quello che emerge come risultato sono i tesori rappresentati da potere, piacere, prosperità, tutte cose che rendono il mondo degno di essere vissuto.

Accanto ai simboli di potere, piacere e prosperità si presenta anche l’inquinamento sotto forma di massa viscida chiamata Halahala. L’inquinamento è una componente inevitabile di qualsiasi manifattura. Halahala è un sottoprodotto di tutte le cose buone che vengono estratte  dall’oceano.

Halahala si incarna in Alakshmi, la dea della sfortuna, sorella gemella di Lakshmi, la dea della prosperità e della fortuna. Così come nulla di meraviglioso può essere prodotto senza l’equivalente produzione di uno scarto, così Lakshmi si accompagna sempre ad Alakshmi.

Lakshmi è associata ai dolci, mentre Alakshmi alle cose aspre e piccanti. In tutte le case in India si trovano sempre dolci mentre limoni aspri e peperoncini piccanti vengono appesi fuori dalla porta di casa. Lakshmi entra in casa a caccia di dolci, portando ricchezza e prosperità, Alakshmi si ferma sulla soglia per mangiare limoni e peperoncini e se ne va soddisfatta.

Liberamente tratto da Myth=Mithya – D. Pattanaik

Navaratri #2

Ma Lakshmi

Oggi entriamo nel secondo gruppo di tre giorni di Navaratri. Oggi, domani e dopodomani saranno dedicati a Lakshmi, energia dell’abbondanza in tutte le forme che sostengono la vita: cibo, vitalità, soldi. Di solito è rappresentata seduta su un fiore di loto, a sua volta simbolo di umiltà ma anche di regalità. Se ci pensiamo solo un cuore davvero nobile e umile è in grado di veri atti di generosità e abbondanza nei confronti degli altri.

Continua dunque il percorso iniziato con Durga, l’energia che sconfigge l’egoismo, espandendosi nella generosità e nella condivisione.

Quando non siamo fedeli ai nostri valori e al nostro personale senso di integrità, non solo siamo infedeli agli altri, ma mentiamo anche a noi stessi e senza dubbio provochiamo grandi scompigli interiori. Quando invece abbiamo fiducia nell’abbondanza della vita siamo spontaneamente generosi e capaci di praticare il terzo yama, asteya o astensione al furto.
Donna Farhi