Gaṇeśa – superare gli ostacoli

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Il saggio Vyasa fu testimone degli eventi contenuti nell’epica conosciuta come Mahābhārata, tuttavia i suoi ricordi erano mescolati e confusi nella sua mente. In profonda meditazione ricevette da Brahma il suggerimento di chiedere a Gaṇeśa di fare da scrivano del poema. Così decise di invocare il dio dalla testa di elefante affinché questi lo aiutasse a fare chiarezza, dipanando i nodi dei suoi ricordi, organizzando i suoi pensieri e, infine, mettendoli nero su bianco. Gaṇeśa si prestò, dunque, a fare da scriba a Vyasa, impegnandosi a riportare, sotto dettatura e senza interruzioni, la grande opera epica che contiene ogni conoscenza.

Durante la dettatura, tuttavia, la penna con la quale stava scrivendo Gaṇeśa si ruppe improvvisamente. Il dio, non avendone un’altra a portata di mano e avendo promesso di non interrompersi, decise di sacrificare una propria zanna. Senza pensarci due volte ne spezzò una e la intinse nell’inchiostro per portare avanti il proprio compito, anteponendo la conoscenza e la saggezza alla bellezza.

Si dice che questo episodio sia accaduto nel giorno conosciuto come Akshayya Tritiya, ossia il terzo giorno di luna calante del mese conosciuto come Vaishaka.

Lakshmi, Kubera e Ganesha

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Durante l’ultimo periodo vedico la ricchezza è vista molto negativamente, portatrice di sofferenza: invidia dei vicini, perdita degli amici, litigi in famiglia. Questa trasformazione si riflette nella figura di Indra; nella prima parte dei Veda Indra è un eroico re guerriero, mentre nei Purana è una figura insicura e quasi indifesa, sempre alla ricerca dell’aiuto di Brahma Vishnu e Shiva.

Ci corre in aiuto il Vedanta, la filosofia ricavata dai Veda, comunicata all’uomo comune attraverso le storie dei Purana, dove si esplora anche la relazione tra mente e possesso. Proprio nei Purana compare la sorella maggiore di Lakshmi, che si accompagna sempre a lei e che si chiama A-Lakshmi. Le due sorelle sono sempre in lotta, per questo si dice che la ricchezza porti litigio e sfortuna, ma se Lakshmi si accompagna a Vishnu o Shiva, allora la ricchezza non porta dolore. Perché?

Shiva è un eremita e non si cura della ricchezza, ma quando si sposa con Parvati si rende conto, grazie alla sua presenza, che chi lo circonda(fedeli e devoti) non è un eremita come lui; le persone hanno fame e desideri che vanno soddisfatti. Hanno bisogno di cibo e Shiva soddisfa le loro esigenze attraverso i propri figli: Skanda, che provvede alla sicurezza, e Ganesha, che provvede alla prosperità.

In particolare, la forma di Ganesha evoca Lakshmi e Kubera. La sua testa è quella di un elefante bianco, come quelle che compaiono nelle raffigurazioni di Lakshmi, mentre le spruzzano addosso l’acqua. Il suo corpo massiccio ricorda quello di Kubera. Insieme Lakshmi, Kubera e Ganesha evocano abbondanza.

Una volta Kubera, il dio della ricchezza, cercò di portare dalla propria parte Ganesha in modo da riceverne la protezione. Per questo lo invitò a palazzo e gli offrì da mangiare tutto quello che voleva. Ganesha continuava a mangiare, Kubera continuava a fargli portare del cibo. Più Ganesha mangiava, più aveva fame. Quando fu evidente che non ci sarebbe stata fine alle richieste di Ganesha, questi disse: “Ora capisci perché ho scelto di stare con Shiva e non con te? Tu cerchi di soddisfare la mia fame, ma Shiva mi aiuta a superarla. Più cibo mi porti, più alimenti la mia fame; così la mia fame rimane insaziabile. L’unica soluzione allora è crescere oltre la mia fame, per questo ho bisogno di Shiva”

Liberamente tratto da 7 secrets of the Goddess – D. Pattanaik