Durga, tra Natura e Cultura

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Le offerte alle divinità maschili includono fiori, frutta, foglie, lampade e incenso. Quelle alle divinità femminili sono molto diverse: curcuma (polvere gialla), Kunku (polvere rossa), kajal (carbone nero) e pezzi di stoffa che servono a vestire, truccare e ornare la Dea.

Se associamo la divinità maschile alla parte razionale mentre la femminile a quella istintiva, questa differenza assume un significato particolare. Invocare solo la mente senza addolcire la natura è il tratto distintivo di Shiva, l’eremita. Addomesticare solo la natura senza invocare la parte razionale è tratto distintivo di Brahma, che si manifesta come Daksha, il sacerdote che vuole controllare tutto. Questa tensione tra mente e natura sono il tema fondamentale dei Purana e si manifesta bene nella figura di Durga, a cavallo del proprio leone. I suoi capelli sciolti rivelano che è ancora “selvaggia” come Kali, ma l’anello che adorna il suo naso indica che è già attenta a un certo tipo di cultura, come Gauri. Le armi che porta tra le mani rivelano un violenza differente da quella di Kali, che distrugge tutto senza criterio, una violenza che offre protezione, ma che viene usata anche per punire. E’ la figlia ribelle di Brahma, la sorella protetta e protettiva di Vishnu, l’adorata moglie di Shiva.

Un racconto del Sud dell’India narra di una giovane donna, Kanya-kumari, che prega per sposare Shiva. Questi accetta, ma i deva non sono d’accordo poiché Kanya ha il potere di uccidere i demoni e impedire che le maree inondino la terra e sposandosi potrebbe rivolgere la propria attenzione ad altro. I deva decidono di impedire il matrimonio: dicono a Kanya-kumari che il matrimonio si terrà il giorno successivo al sorgere del sole, affinché sia di buon auspicio. Nel frattempo Shiva parte per il Monte Kailash e riceve la notizia di dover tornare indietro, viaggiando di notte, per poter arrivare in tempo al matrimonio. Mentre Kanya passa tutta la notte e prepararsi per il matrimonio, triccendosi e vestendosi, i deva allora prendono la forma di un gallo e cantano, facendo credere a Shiva che l’alba sia giunta, che, credendo di essere in ritardo, comincia a vagare. Quando il sole sorge davvero non c’è più traccia di Shiva. Kanya, col cuore a pezzi, rompe tutte le brocche che contengono i colori per la festa: la polvere e i grani si spargono lungo le coste del Sud dell’India, per questo la punta estrema del continente ha spiagge colorate. Kanya si butta in mare per lavar via tutto il trucco che si è messa, per questo il mare a Sud dell’India è così colorato. Da allora se ne sta immobile sulla punta meridionale dell’India a uccidere demoni e a controllare che il mare non sommerga la terra, aiutando i marinai a tornare a casa sani e salvi dalle proprie mogli.

Le culture usano le leggi e i riti tradizionali per soffocare la libertà nel nome del bene comune. Ma questo può distruggere la creatività, l’innovazione e spesso l’introspezione. Può aumentare il nostro senso di intrappolamento, così è  importante mantenere anche una parte più selvaggia che ci offra la promessa di libertà.

Liberamente tradotto da 7 secrets of the goddess – D. Pattanaik

Lasciar fluire la conoscenza

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Una delle credenze comuni nel mondo dell’induismo è che Saraswati non stia mai nella stessa casa in cui ci sia già Lakshmi, poiché passano il tempo a litigare. Lakshmi è attraente, agghindata e appariscente, mentre Saraswati è poco curata nell’aspetto, non si trucca né adorna con orecchini o gioielli. Lakshmi va e viene, ma può essere anche trattenuta a forza in un posto, mentre Saraswati arriva solo dopo grandi sforzi, tuttavia, una volta arrivata non se ne va più.

In un racconto induista Vishnu, stufo di sentire le due litigare in continuazione, le separa mettendo Saraswati sulla sua lingua e Lakshmi sul suo cuore, così da ottenere il meglio da entrambe, l’invisibile Saraswati e l’appariscente Lakshmi.

Dietro a questo “litigio mitologico” sta una discussione ben più articolata: che cosa importa di più nella vita terrena? La ricchezza o la conoscenza?

Non si tratta di una domanda oziosa, ma di un quesito che nasconde un momento storico e sociale molto importante che coinvolge le tre maggiori comunità Vediche: i Barahmini, che trasmettevano e conservavano la conoscenza Vedica, gli Kshatriya, che erano i guerrieri e portavano arco e carro, e i Vaishya, che erano i commercianti a avevano accesso alla ricchezza. La disputa, in campo mitologico, era tra Saraswati (Brahmini), Lakshmi (Vaishya) e Durga (Kshatriya) e apre a una questione molto più profonda: cosa ha importanza nella vita sociale? Conoscenza, ricchezza o potere?

Alla base di questa domanda sta il desiderio umano di dominare, particolare e peculiare nel genere umano. Gli animali cercano di dominare per procurarsi il sostentamento per vivere, il cibo. L’uomo va oltre, poiché ha la possibilità di scegliere e questa possibilità di scelta gli arriva da Saraswati, dall’immaginazione. Grazie all’immaginazione gli uomini producono idee e invenzioni che permette loro di creare un surplus di cibo. In tal modo non c’è una reale necessità di gerarchia  sociale, ce n’è abbastanza per tutti. Tuttavia l’uomo ancora è spinto nella ricerca del dominio. Questo anelito deriva da un’ansia più profonda, un’ansia solo umana, la ricerca della propria identità. Gli animali non hanno dubbi su chi sono e su quale sia la loro posizione nella catena alimentare e nella gerarchia sociale. Nell’uomo Saraswati, l’immaginazione, crea il dubbio che nasce dalla mancanza di aderenza tra come ci immaginiamo noi e come ci immaginano gli altri.

Nelle prime società la forza e la violenza venivano usate per imporre se stessi, col passare del tempo la violenza è stata soppiantata dall’idea di proprietà: chi aveva di più era più potente, chi ha di più è più potente. La proprietà, grazie alle leggi create dall’uomo, può essere ereditata e non richiede una forza particolare o un’abilità particolare. Questo meccanismo assicura la ricchezza ai ricchi, così coloro i quali ereditavano la ricchezza non erano interessati alla conoscenza. Non erano interessati neanche a forza, abilità particolari o stato sociale.

La spaccatura avvenne quando i brahmini, impegnati a trasmettere la conoscenza Vedica, cominciarono a occuparsi solo al canto dei mantra e alla loro perfetta esecuzione, spesso slegata addirittura dalla loro comprensione. Questa casta, così impegnata in quest’attività, veniva mantenuta attraverso regali e donazioni. In questo modo si creò una spaccatura e un allontanamento tra conoscenza e ricchezza, poiché i brahmini non doveva preoccuparsi del proprio sostentamento. Un po’ alla volta la ricchezza fu vista come corruzione e distrazione dal percorso verso l’illuminazione.

Stranamente nessuno si accorse di come anche la conoscenza potesse avere lo stesso effetto. I brahmini erano così impegnati a memorizzare e trasmettere i canti Vedici e i rituali che il loro significato perse di interesse e importanza.

La conoscenza Vedica è legata alla capacità di espandere la mente, superare la paura, nella ricerca dell’autorealizzazione.

Se la mente è chiusa, c’è paura e, quindi, desiderio di dominare.

Un po’ alla volta tutto quello a cui i brahmini non potevano avere accesso in quanto impegnati nel loro lavoro divenne proibito e fonte di impurità: carne, alcohol, piaceri sessuali, ricchezza, proprietà, commercio, lavoro fisico e contatto con la natura. La società si spacco sempre più visibilmente e profondamente.

Così Saraswati, che si supponesse dovesse espandere la mente umana e aiutare a scoprire atma (l’anima universale), finì per causare chiusura. La ricerca della purezza presume l’esistenza di una sporcizia. La presunta sporcizia è solo una categoria  culturale, non esistente in natura.

Per superare il bisogno umano di dominare attraverso la ricchezza, lo status, la conoscenza, la bellezza, il successo e il concetto di purezza, basta lasciar fluire con sincerità Saraswati nelle nostre menti.

Tradotto da 7 Secrets of the Goddess, Devdutt Pattanaik

Chaitra Navaratri

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Oggi inizia Chaitra Navaratri, il periodo che dura 9 giorni (nava= 9, ratri= notti), durante il quale si festeggia, in India, l’inizio del nuovo anno e dell’estate e la fine dell’inverno. In India Navaratri viene festeggiato 5 volte, ma i due più importanti sono questo e quello di settembre-ottobre (Maha Navaratri= grande Navaratri).

Durante questa festa Maa Durga viene festeggiata nelle sue 9 forme. La leggenda vuole che Sri Ram dovesse combattere contro il demone Ravana per riportare a casa la sua sposa Sita, rapita dal demone. I due cobatterono per 10 giorni (9 notti). Inizialmente, durante la battaglia, Ram, non essendo in grado di combattere contro Ravana, continuò a venerare la Dea Durga con amore e rispetto. La pregava di ricevere la forza necessaria per sconfiggere il demone. Al decimo giorno Ram fu finalmente in grado di sconfiggere Ravana e portare in salvo Sita.

Navaratri

Ma Durga

Ieri era il primo giorno di Navaratri, le nove (nava) notti (ratri) di pratiche induiste devozionali dedicate a Shakti nella sua tripla forma. Questo periodo è diviso in tre parti, di tre notti ciascuna, ognuna dedicata a una forma di Shakti. Si tratta di un percorso che si snoda durante la fase di cambiamento autunnale e che ci porta a celebrare l’energia creativa e a realizzare l’abbondanza di amore, bellezza e generosità.
Le notti di ieri, oggi e domani sono dedicate a Ma Durga, risplendente nel suo sari rosso, armata di 10 tipi diversi di armi attraverso le quali risvegliare la coscienza. È in grado di sopraffare tutte le forze negative e di involuzione.
Ma Durga è la forza che sconfigge l’egoismo, il primo grande passo verso un’evoluzione personale completa e totale. Attraverso tale percorso diventa più semplice applicare yama e niyama, in particolare samtosa (santosha), la frugalità.

Tutto quello di cui abbiamo bisogno sta nella soddisfazione del momento presente, anche se è un momento difficile. Questa capacità di contentarsi nasce dal renderci conto che, per quanto sgradevole e difficile possa essere a volte la vita, quando dimoriamo saldi al centro di noi stessi, il nostro sé interiore rimane essenzialmente immutato. Questa presa d’atto ha messo in grado persone che vivevano in prigione e in situazioni atroci di mantenere la propria dignità e il proprio equilibrio e, in questo modo, elevarsi al di sopra della propria condizione.
Donna Farhi

Possiamo provare a dedicare questi tre giorni alla forza della generosità e della condivisione a partire dai piccoli gesti e dalle piccole cose quotidiane. Potremmo scoprire che la bellezza è virale e che da un nostro piccolo gesto ne possono nascere tanti altri.