Il cerchio, il quadrato e il punto

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La mitologia indiana usa tre simboli geometrici per rappresentare le divinità della Trimurti e della Tridevi. Molto spesso il concetto di divino viene rappresentato da un simbolo, più che dalla forma “umana” della divinità, negli yantra.

Il primo simbolo è quello associato a Brahma e Saraswati: il cerchio. Il cerchio è la forma più spontanea e naturale della natura e rappresenta al meglio l’universo Hindu: senza inizio né fine, senza confini, ciclico e infinito. L’universo è il mezzo attraverso il quale il divino di presenta, dunque ogni elemento dell’universo può essere un mezzo di contatto tra umano e divino. Attraverso il cerchio di Brahma e Saraswati viene esplorata la natura dell’universo.

Il secondo simbolo è quello associato a Vishnu e Lakshmi: il quadrato. Il quadrato, con i suoi profili appuntiti, è la forma più artificiale. Quando viene disegnata all’interno del cerchio dell’universo rappresenta la meglio la cultura. Culture diverse hanno valori diversi, dunque il quadrato della cultura può essere orientato in diversi modi, ma sempre all’interno del cerchio poiché tutte le culture dipendono dalla natura per la propria sopravvivenza. Col quadrato distinguiamo il codice culturale dalle leggi naturali.

Il terzo simbolo è associato a Shiva e Shakti: il punto. Il punto è privo di dimensioni ed è la figura geometrica più elementare. Senza il punto non si potrebbero tracciare il cerchio e il quadrato. Il punto rappresenta al meglio il concetto di anima, la parte senza forma che abita nella nostra forma, il nostro corpo. Proprio come l’esistenza del cerchio presuppone l’esistenza di un punto centrale attorno al quale il cerchio si sviluppa, l’esistenza del mondo presuppone l’esistenza di un testimone del mondo. Nel punto l’anima si realizza e la materia trova una sua validazione.

 

Devduut Pattanaik – Myth=Mithya – Penguin Books

 

 

I buoni e i cattivi

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I Deva e gli Asura, divinità e demoni, agiscono come forze e “contro”-forze. Nell’episodio del mescolamento dell’oceano di latte, dei e demoni si trovano a collaborare per trovare Amrita, il nettare dell’immortalità. L’oceano di latte rappresenta le possibilità illimitate del mondo. La materia si trova in uno stato di entropia fino a quando Deva e Asura non la agitano. Quello che emerge come risultato sono i tesori rappresentati da potere, piacere, prosperità, tutte cose che rendono il mondo degno di essere vissuto.

Accanto ai simboli di potere, piacere e prosperità si presenta anche l’inquinamento sotto forma di massa viscida chiamata Halahala. L’inquinamento è una componente inevitabile di qualsiasi manifattura. Halahala è un sottoprodotto di tutte le cose buone che vengono estratte  dall’oceano.

Halahala si incarna in Alakshmi, la dea della sfortuna, sorella gemella di Lakshmi, la dea della prosperità e della fortuna. Così come nulla di meraviglioso può essere prodotto senza l’equivalente produzione di uno scarto, così Lakshmi si accompagna sempre ad Alakshmi.

Lakshmi è associata ai dolci, mentre Alakshmi alle cose aspre e piccanti. In tutte le case in India si trovano sempre dolci mentre limoni aspri e peperoncini piccanti vengono appesi fuori dalla porta di casa. Lakshmi entra in casa a caccia di dolci, portando ricchezza e prosperità, Alakshmi si ferma sulla soglia per mangiare limoni e peperoncini e se ne va soddisfatta.

Liberamente tratto da Myth=Mithya – D. Pattanaik