Bhumisparsha Mudra

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Il gesto di toccare la Terra – Questo gesto rappresenta il momento del risveglio del Buddha mentre rivendica la Terra come testimone della propria illuminazione.

Si narra che, immediatamente prima dell’illuminazione, l’asura Mara cercò di spaventarlo con il suo esercito, mentre si trovava sotto l’albero Bodhi.

Mentre il re degli asura Mara rivendicava il trono dell’illuminazione per sé, il suo esercito rivendicava di esserne il testimone.

Mara allora chiese a Siddharta chi fosse il suo testimone. Questi toccò con la mano destra la Terra, che rispose “Io testimonio per te”. Sentendo, l’asura scomparve.

Questa mudra rappresenta la fermezza mostrata dal Buddha mentre era alla ricerca dell’illuminazione attraverso la meditazione. Rappresenta anche l’unione di abilità, simboleggiate dalla mano destra appoggiata a Terra, e dalla saggezza, rappresentata dalla mano sinistra, posata in grembo.

Koundinya, uscire da sé per entrare in sé

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Quando il re Suddhadana e la regina Maya ebbero il loro figlio Siddharta, molti saggi e personaggi illustri andarono a palazzo per rendere omaggio al piccolo e prezioso principe. Tutti i saggi manifestarono la propria gioia e il proprio augurio con profezie di grandezza, prevedendo che il principe avrebbe espanso il regno e governato con saggezza e magnificenza. Tutti tranne uno. Quando fu il turno di Koundinya di dare la propria profezia, disse che certamente il principe sarebbe diventato il più celebre re mai esistito e che avrebbe regalato la felicità e la libertà al genere umano, liberandolo dalla sofferenza e dalla paura della morte, ma per fare questo avrebbe anche rinunciato al regno paterno e al trono. Disse che tutti lo avrebbero chiamato il Buddha, l’illuminato, e che lui, Koundinya, sarebbe stato il primo a chiamarlo così.

A queste parole il re andò su tutte le furie e spese ogni suo sforzo nel tentativo di proteggere il figlio dalla vista di qualunque traccia di sofferenza o invecchiamento umano che potesse ricondurlo all’idea di morte e dolore.

Tuttavia, come ben tutti sanno, il giovane Siddharta volle visitare il mondo e, nonostante gli sforzi paterni nel tentare  di evitargli la vista di sofferenza e morte, ebbe la possibilità di vederle e ne fu così colpito da decidere di lasciare di nascosto il palazzo per intraprendere il suo cammino nel mondo e realizzare il suo ineluttabile destino. Fuori dal palazzo Koundinya attendeva il suo giovane discepolo per portarlo alla scoperta del mondo e della scelta ascetica che, a suo parere, conteneva la chiave per la liberazione dalle sofferenze. Tuttavia Siddharta scoprì, dopo un lungo periodo di ascetismo, come la vera realizzazione non fosse nella mortificazione della vita umana, ma in una sempre maggiore consapevolezza della possibilità di esprimersi in maniera giusta, vivendo l’esperienza umana in ogni aspetto.