Vrksha

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Quando Ravana rapì Sita (vedi la storia dedicata a Hanuman) per portarla sull’isola di Lanka era convinto che la regina si sarebbe innamorata di lui. Era bello (bastava abituarsi alle sue 10 facce), forte e incredibilmente ricco e potente. Per cercare di conquistarla Ravana le offrì un piacere dopo l’altro ma Sita rimase ferma nella sua decisione di non entrare neanche a palazzo.

“Sono tua prigioniera, non ospite. Non sarò mai la tua donna. Ricordati, io sono la moglie di Rama e lui mi troverà”.

Ravana decise di darle un anno di tempo. Sarebbe andato tutti i giorni a chiederle di accettarlo. Scaduto l’anno, in caso di rifiuto, l’avrebbe cucinata e mangiata.

Sita stava al di fuori del palazzo, nel boschetto di ashoka appena fuori dalle mura. Ashoka significa “senza dolore” e, nella tradizione indiana, simboleggia l’amore. La regina stava giorno e notte in questo boschetto circondata dalle guardie di Ravana, creature mostruose che la sottoponevano ad ogni tipo di angheria psicologica, invitandola ad accettare la vita con Ravana e quanto poteva offrirle.

Sita stava seduta, con la schiena appoggiata a un albero, respirando tranquillamente, in attesa. Concentrava la sua mente su Rama. Ogni pensiero, ogni respiro, ogni battito del suo cuore diceva “Rama trovami”. Gli alberi sono creature pazienti. Vivono a lungo e sanno stare immobili, attraversando e accettando tutti i cambiamenti del giorno e della notte, i climi, le stagioni. Sita, essendo figlia di Bhumi Devi, la dea Terra, era in profonda sintonia con gli alberi ashoka che le parlavano invitandola ad aspettare, ad avere fiducia e a ricordarsi di Rama. Un giorno Sita si sentì chiamare e capì di essere finalmente salva. In questo mito Rama rappresenta il sankalpa di Sita, il suo proposito, la sua intenzione. Per resistere alle distrazioni esterne (i demoni e Ravana, con le sue ricchezze) Sita continua a ripetere un mantra (Rama trovami), seduta immobile. Sita rappresenta lo yogi che attraverso la pratica arriva all’illuminazione.

Nella mitologia indiana gli alberi sono simbolo dell’universo e sono il legame tra divino e individuo. Nell’asana a lui dedicato, una volta trovato l’equilibrio, possiamo sentire le nostre radici affondare nella terra mentre le braccia sono distese verso il cielo, come un ponte a unire i due mondi.