La liberazione di Garuda

garuda-amrit2

 

Essendo figlio di Vinata, Garuda nacque in schiavitù, sotto i naga, i serpenti. Chiese ai suoi padroni il prezzo della liberazione e i serpenti gli chiesero amrita, il nettare dell’immortalità.

Così Garuda volò in cielo e attaccò Amravati, la città dei deva. Sconfisse Indra, il loro re, e prese il vaso contenente amrita. Indra gli chiese di restituirglielo: “Se me lo dai ti darò in cambio un favore”. Garuda allora spiegò il motivo per cui aveva deciso di rubare amrita e giurò di portare indietro il vaso senza neanche farlo toccare ai naga non appena ottenuta la propria liberazione e quella della madre.

Indra acconsentì e Garuda poté tornare sulla terra con il vaso di amrita che appoggiò a terra per effettuare lo scambio, ammonendo i naga che prima di avvicinarsi al vaso avrebbero dovuto lavarsi. I naga acconsentirono e si tuffarono nel fiume lasciando incustodito il vaso di amrita. Indra scese sulla terra, lo prese e se ne andò. Fu così che i naga rimasero senza amrita e senza Garuda e Vinata, che avevano ormai liberato. Per la disperazione i serpenti si rotolarono tra gli steli d’erba dove era stato appoggiato il vaso di amrita. Come risultato ottennero l’abilità magica di cambiare la propria pelle, evitando si invecchiare.

Garuda andò allora a reclamare la propria ricompensa da Indra: Voglio che i serpenti diventino il mio cibo naturale. E così da allora Garuda è sempre dipinto con un serpente tra gli artigli. Da loro schiavo ne divenne predatore.

I buoni e i cattivi

865267a098220566aeca1634629085d7

I Deva e gli Asura, divinità e demoni, agiscono come forze e “contro”-forze. Nell’episodio del mescolamento dell’oceano di latte, dei e demoni si trovano a collaborare per trovare Amrita, il nettare dell’immortalità. L’oceano di latte rappresenta le possibilità illimitate del mondo. La materia si trova in uno stato di entropia fino a quando Deva e Asura non la agitano. Quello che emerge come risultato sono i tesori rappresentati da potere, piacere, prosperità, tutte cose che rendono il mondo degno di essere vissuto.

Accanto ai simboli di potere, piacere e prosperità si presenta anche l’inquinamento sotto forma di massa viscida chiamata Halahala. L’inquinamento è una componente inevitabile di qualsiasi manifattura. Halahala è un sottoprodotto di tutte le cose buone che vengono estratte  dall’oceano.

Halahala si incarna in Alakshmi, la dea della sfortuna, sorella gemella di Lakshmi, la dea della prosperità e della fortuna. Così come nulla di meraviglioso può essere prodotto senza l’equivalente produzione di uno scarto, così Lakshmi si accompagna sempre ad Alakshmi.

Lakshmi è associata ai dolci, mentre Alakshmi alle cose aspre e piccanti. In tutte le case in India si trovano sempre dolci mentre limoni aspri e peperoncini piccanti vengono appesi fuori dalla porta di casa. Lakshmi entra in casa a caccia di dolci, portando ricchezza e prosperità, Alakshmi si ferma sulla soglia per mangiare limoni e peperoncini e se ne va soddisfatta.

Liberamente tratto da Myth=Mithya – D. Pattanaik