Patanjali

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Viṣṇu era sdraiato su Ādi Śeṣa, mentre guardava Śiva ballare. La danza era così bella che Viṣṇu era completamente assorbito. Il suo corpo cominciò a ondeggiare languidamente a ritmo. Non appena si rilassò e lasciò che i movimenti fagocitassero il suo corpo, cominciò a diventare sempre più pesante. Ādi Śeṣa trovò sempre più difficile sostenere il suo peso e fu sul punto di collassare. Proprio in quel momento, la danza di Śiva cessò e il corpo di Viṣṇu tornò a essere leggero.

Incuriosito, Ādi Śeṣa chiese il perché a Viṣṇu. “la grazia, la bellezza, la maestà e la grandezza della danza di Śiva sono così ipnotiche che chi la guarda ne rimane rapito. I corpi iniziano a rilassarsi e a ondeggiare automaticamente”.

Impressionato, Ādi Śeṣa decise di provare a danzare come Śiva e chiese a Viṣṇu come fare. Dopo lunga meditazione il dio trovò la soluzione: “Ādi Śeṣa sei destinato a scrivere un commentario sulla grammatica e Śiva stesso ti chiederà di farlo. Allora potrai dedicarti alla perfezione dell’arte della danza”. A queste parole Ādi Śeṣa cominciò a meditare su come fare a manifestarsi sulla terra. Gli apparve una yogini, Gonika, mentre pregava per avere un figlio meritevole al quale passare le sue conoscenze e la sua saggezza. Ādi Śeṣa realizzò che quella sarebbe stata la madre perfetta per lui. Gonika si riempì le mani d’acqua, mentre pregava, e chiuyse gli occhi per meditare su Surya il dio sole. Quando era sul punto di offrire l’acqua, aprì gli occhi e vide un piccolo serpente che, piano piano, si stava trasformando in umano. Il piccolo umano si prostrò davanti a Gonika e le chiese di accettarlo come figlio. Lo chiamò Patanjali (pata in sanscrito significa caduto, anjali, oblazione o mani unite in preghiera)