Myth

Navaratri – giorno 8 – buona coi buoni, terribile coi cattivi

Mahagauri

L’ottavo giorno di Navaratri vede l’apparizione di Durga sotto forma di Mahagauri. I demoni Śumbha e Niśumbha potevano morire son per mano di una figlia di Pārvatī, così Śiva utilizzò i suoi poteri magici per far diventare nera la pelle della moglie, dandole l’epiteto di Kali, che significa nero. La parola Kali in sanscrito significa anche morte, così Pārvatī si sentì in pericolo e si mise ad adorare Brahmā per poter tornare al suo stato precedente. La sua penitenza ebbe successo e Brahmā le disse di fare un bagno nel Mansarovar, un fiume dell’Himalaya. La sua pelle scura si staccò e prese la forma di una donna, che prese il nome di Kauśiki. Pārvatī ritornò bianca e assunse l’epiteto di Mahagauri, che significa molto (maha) bianca (gauri). Tuttavia, per compiere il proprio dovere e uccidere il demone, Pārvatī diede il propio aspetto a Kauśiki e mantenne quello di Kalī per trasformarsi in Candi per uccidere Dhumralocan. Canda e Munda furono uccisi dalla dea Camunda che apparve dal terzo occhio di Candi. Candi si trasformò in Kaalaratri per ucciedere Raktabija e Kauśiki uccise Śumbha e Niśumbha e successivamente si unì a Kalī per tornare nuovamente Gauri.

Gauri è la Dea, Śakti o Dea Madre, che si manifesta sotto molte forme. Protegge chi se lo merita e punisce coloro che si comportano male. Illumina i ricercatori spirituali e elimina la paura della rinascita garantendo la salvezza.

 

Navaratri – giorno 7 – davanti al buio

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Al settimo giorno di Navaratri Durgā prende la forma di Kālarātrī, l’oscura notte dell’anima. Capita spesso che il nome Kālarātrī sia utilizzato nella forma Kali, anche se per alcuni queste due divinità sono distinte.

E’ la dea che distrugge i demoni, i fantasmi e le energie negative e regna durante la notte. Siamo in grado di guardare in faccia il buio della notte? Siamo in grado di avere fiducia anche nel momento più buio? Kālarātrī ci pone davanti a questa sfida. Fede in sanscrito si dice śraddhā, che letteralmente indica il sentimento che una madre prova mentre aspetta la nascita di un figlio. Non ha alternativa; deve semplicemente aspettare. Kālarātrī ci mette nella condizione di fermarci e aspettare, aspettare che qualcosa accada, che qualcosa si manifesti. Oggi proviamo a entrare in questo spazio vuoto e aspettiamo osservando quello che si manifesta.

Navaratri – giorno 6 – distruggere le paure

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Oggi è il giorno di Katyayani una dea guerriera, nata dalla rabbia spontanea degli dei nei confronti dell’asura Mahisasura, sotto forma di raggi. Visnu, Siva, Brahma insieme agli altri dei emisero delle fiamme così potenti da formare una montagna splendente dalla quale emerse Katyayani, risplendente come mille soli, con tre occhi, i capelli neri e diciotto braccia. Śiva le donò il suo tridente, Visnu il sudarśan cakra, Varuna una conchiglia, Agni un dardo, Vayu un arco, Surya una faretra piena di frecce, Indra un fulmine, Kuvera una mazza, Brahma un rosario e una citola di acquz, Kala uno scudo e una spada, Visvakarma un’ascia da battaglia e altre armi. Così armata e adorata dagli altri dei Katyayani si diresse verso la collina di Mysore. Qui gli asura la videro e catturati dalla sua bellezza, la descrissero al loro re, Mahisasura, desideroso di incontrarla. Le chiese la mano, am lei gli rispose che avrebbe dovuto convincerla battendola in battaglia. Katyayani scese dal suo leone e salì sulla schiena di Mahisasura, che si era presentato sotto forma di bufalo. Coi suoi piedi lo accarezzò fino a farlo cadere senza sensi a terra. Allora gli tagliò la testa (Devi Bhagavata Purana).

Katyayani rappresenta la nostra capacità di affrontare le nostre paure più radicate e di superarle con fierezza, grazie anche all’aiuto di chi ci sta intorno.

Navaratri – giorno 5 – forza trasformatrice

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Skandamata è la quinta forma di Durgā. Letteralmente significa madre di Skanda, il dio della guerra. Si dice che abiti nella costellazione delle Pleiadi (la costellazione di Kartikkeya o Skanda) e, in quanto madre di Skanda, rappresenti la forza trasformatrice che anima una madre quando il proprio figlio si trovi in pericolo.

L’asura Taraka minacciava il mondo e gli dei non era nella posizione di poterlo difendere. L’asura, infatti aveva ricevuto un favore, secondo il quale sarebbe stato ucciso solo e unicamente da un bambino di 6 giorni, condizione impossibile che gli assicurava invincibilità. Gli dei decisero che l’unica divinità in grado di dare vita a un tale bambino fosse Śiva, grazie alla sua pratica austera. Così chiesero a Śakti di convincerlo a fare un figlio. La cosa non fu facile, poiché Śiva era così intento nella sua meditazione che non era interessato. Intervenne allora Kama, il dio dell’amore. Le cose non andarono proprio come avrebbero dovuto, e il seme del dio cadde a terra. Agni, il dio del fuoco, intervenne, allora, ma il seme era così caldo che nessuno, neanche il dio del fuoco, poteva tenerlo, così Agni lo passò a Vayu, il dio del vento, ma anche lui non riuscì a raffreddarlo. Così fu gettato in un fiume, che iniziò a bollire, incendiando le rive. Quando il fuoco fu estinto rivelò 6 bambini, sotto forma di fiori di loto. Essi furono nutriti e curati dalle 6 stelle delle divinità delle Pleiadi, conosciute anche come Krittika.

Śakti abbracciò i 6 bambini così forte da unirli in un unico bambino, chiamato Skanda. Skanda è una divinità con una lancia e cavalca un pavone. Il dio affrontò Taraka e, naturalmente, lo sconfisse salvando il mondo. E’ legato a Mangala, Marte, il pianeta legato alla guerra. Per questo si dice che Skandamata sia la dea che ha creato i 6 cakra.

Navaratri – giorno 4 – potere di un sorriso

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Il quarto è il giorno di Kushmanda, il potere creativo dell’universo. Il suo nome è composto da Ku, che significa un po’, Ushma, che significa calore o energia e Anda che significa uovo cosmico. E’ responsabile dei raggi e del calore del sole, della sua luce che dona la vita. I mondi erano sommersi nel buio più oscuro dell’inizio. Poi la grande Madre, colei che sorride col cuore, Kushmanda, comparve, creò l’uovo cosmico e un raggio di luce si diffuse in tutte le direzioni, riempiendo lo spazio di luce. Il suo sorriso silenzioso donò la vita: le galassie, i pianeti, il sole, le stelle, tutto fu creato in quell’istante. Ma per poter sopravvivere era necessario il calore del sole, così Kushmanda si installò proprio al centro del sole e divenne la causa dell’energia che esso sprigiona.

 

Navaratri – giorno 3 – coraggio e grazia

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La forma scelta da Durga per il terzo giorno di Navaratri è Candraghanta, colei che suona la campana della luna. Dopo aver sposato Shiva, Parvatī decorò la propria fronte con una mezza luna (ardhacandra). La luna rappresenta il nostro centro intuitivo, la parte che arriva prima del pensiero e che può essere contattata solo attraverso le emozioni. Il potere e l’energia di Candraghanta risvegliano la nostra concentrazione. Il suo terzo occhio è sempre aperto ed è sempre all’erta contro gli asura; questa dea rappresenta il coraggio di affrontare quanto la vita ci pone davanti.

Navaratri – giorno 2 – mente stabile e determinata

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Brahmacharini è la seconda forma nella quale si manifesta Durga durante Navaratri. Brahma in sanscrito significa “spirito universale, realtà assoluta, conoscenza sacra”. Charini è il femminile del termine charya, che significa “occuparsi di, essere coinvolto, seguire”. Nei testi vedici, brahmacharini indica una donna che persegue la conoscenza sacra.

Secondo la tradizione Parvatī voleva sposare Śiva, ma la sua famiglia era contraria. Parvatī  era così decisa nella sua risoluzione che fece un Tapasya (ossia un ritiro austero) di 5000 anni. Nel frattempo gli dei chiesero a Kamadeva, il dio dell’amore, di intervenire per avvicinare Śiva a Parvatī. Un potente asura di nome Tarkasur aveva, infatti, guadagnato un favore per cui non avrebbe potuto morire per mano di nessuno, se non per mano di un figlio di Śiva stesso. Così Kama accettò e scagliò una freccia di desiderio contro il dio in meditazione. Durante la meditazione, tuttavia, Śiva aprì il terzo occhio e per sbaglio incenerì il povero Kama riducendolo in cenere. Parvatī non perse la speranza di risvegliare Śiva e attirare la sua attenzione. Si trasferì sulla montagna e si immerse nella meditazione. Proprio questo aspetto di Parvatī viene celebrato in questo giorno di Navaratri; la sua ricerca ascetica attirò finalmente l’attenzione di Śiva che, sotto mentite spoglie, cercò di scoraggiarla , raccontandole delle debolezze e dei problemi del dio. Parvatī si rifiutò di ascoltarlo e proseguì nel suo intento fino a quando Śiva non si rivelò.

Questa forma di Durga ci ricorda la potenza e la forza di una mente stabile, serena e determinata. Quando sappiamo cosa desideriamo, dove vogliamo andare e qual è la nostra vocazione nulla è in grado di fermarci, se non noi stessi e la nostra mancanza di determinazione.

Navaratri – giorno 1 – duri fuori, morbidi dentro

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Oggi è il primo giorno di Navarātri, che cade due volte l’anno, e che potremmo tradurre come le 9 notti della dea.

Queste 9 notti rappresentano la discesa di Śakti, l’energia divina femminile, espressione della coscienza. E’ un energia che arriva dall’alto e tocca la terra.

Il primo giorno è dedicato a Durgā, colei che rimuove le sofferenze, sotto forma di Mā Śailaputrī, la figlia della montagna. Questa fase lunare, chiamata pratipāda è il primo passo di Durgā. Śaila significa colei che appartiene alla montagna ed è un tipo di roccia particolarmente porosa attraverso la quale può scorrere e filtrare l’acqua. A un primo sguardo sembra molto solida, ma è morbida e cedevole al suo interno. E’ un tipo di montagna sulla quale scorrono i fiumi, spesso sotterranei, nelle zone dell’Himalaya. La sua morbidezza interiore non può essere vista dall’esterno.

Questa è la prima forma della Madre che “porta la montagna che contiene il fiume”. Dura fuori, morbida e cedevole dentro. Questa è la forma che ci richiede di assumere questo momento: forti, senza paura, con la mente salda, ma connessi al flusso interiore di empatia e compassione. E’ lì, questo fiume sotterraneo, è sufficiente fare solo il primo passo per entrare in contatto con questa nostra parte, la parte più tenera, per osservarla, nutrirla, innaffiarla e farla crescere. Perché quello che sta accadendo non ci indurisca, ma ci apra agli altri e ci unisca.

Vasistha e la luce

 

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Vasistha fu un grande saggio che decise di raccogliere l’enorme impegno di diventare insegnante di re Rāma, uno degli avatara di Vishnu. Rāma apparve sulla terra per riportare il Dharma in risposta alla corruzione dilagante.
Il padre di Rāma, re Dasharatta, era preoccupato per il giovane figlio. Al ritorno da ognuno dei suoi viaggi Rāma appariva sempre più deluso. La sua crescente apatia preoccupava il re che decise di chiedere aiuto al saggio Vasistha. Quando Dasharatta descrisse lo stato d’animo in cui versava il figlio Vasistha se ne rallegrò: il tipo di disillusione che Rāma stava vivendo era, in realtà, un segno del suo percorso spirituale.
E’ necessario vedere la crepa sul soffitto prima di cominciare a vedere la luce brillarvi attraverso. Vasistha vide nello sconforto di Rāma un’opportunità e andò da questi a presentarsi. Rāma espresse scetticismo. Era molto depresso e gli sembrava che l’intero mondo non avesse speranze.
Vasistha cominciò a spiegare che questa visione era proprio ciò che gli sarebbe servito per ritrovare chiarezza e che il suo percorso spirituale era già cominciato. Aveva solo bisogno di una guida.

Bala, il bambino

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Da piccolino Krishna era un bambino difficile e la madre aveva il suo bel da fare  affinché lui le ubbidisse. Era sempre preoccupata che i suoi atteggiamenti lo potessero mettere in pericolo. Quando ancora era un bambino, un giorno, stava giocando nella foresta con suo fratello e altri bambini. Krishna era il più piccolo e, mentre tutti gli altri riuscivano a cogliere dagli alberi i frutti per mangiarli, Krishna non ci riusciva. Nessuno si accorse delle sue difficoltà, tanta era la gioia e il divertimento, così il piccolo decise di prendere una manciata di fango e mangiarla. Quando il fratello se ne accorse si spaventò e cercò di far sputare a forza il fango, ma era troppo tardi. Gli altri bambini corsero ad avvisare la madre e quando i due fratelli tornarono a casa la trovarono su tutte le furie. La madre chiese spiegazioni, ma Krishna negò scuotendo la testa.

“Allora apri la bocca” disse la madre “e fammi vedere”.

Così Krishna aprì la bocca e la madre rimase sconvolta. Nella bocca non trovò il fango; non trovò neanche la lingua o i denti. Nella bocca di Krishna vide tutti i pianeti, le costellazioni e le stelle. La donna rimase sconvolta e si rese conto che suo figlio aveva la forza e la saggezza dell’universo in sé.