Conmukha mukha mudrā

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Questa mudrā viene utilizzata per bilanciare l’energia solare con quella lunare nel nostro corpo, così come il maschile e il femminile, lo yang e lo yin. Lavora, inoltre, sull’armonizzazione di prana e apana, i due processi che sottendono all’immissione di energia e all’espulsione degli scarti dal nostro corpo.

Per eseguirla occorre unire la punta delle dita di ciascuna mano in modo che il polpastrello del pollice tocchi contemporaneamente tutti gli altri. Girare la sinistra verso il basso, mentre la destra verso l’alto per unire le punte delle dita tra di loro. Mantenere per 5/10 minuti per poi ruotare e portare in alto la destra e in basso la sinistra e mantenere per altri 5/10 minuti.

Questa mudrā calma la mente e porta un naturale bilanciamento tra energie ascendenti e discendenti del corpo.

Ahaya Hridaya Mudrā

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Abhaya in sanscrito significa senza paura. Hridaya significa radice, essenza, ma anche cuore. Questo è il gesto del cuore senza paura. Lavora rinforzando gli elementi “leggeri” di aria e etere e fluidi e dinamici di aria e acqua, portando equilibrio e radicamento attraverso il contatto di fuoco e terra.

Questa mudrā ci riporta in contatto con il nostro cuore e la sua verità, la verità del nostro sentito. Rappresenta la nostra capacità di rimanere saldi nell’occhio del ciclone, in mezzo ai cambiamenti.

Hridaya Mudrā

 

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Hridaya in sanscrito significa cuore, centro, essenza e Hridaya mudrā è la mudrā del cuore, il suo sigillo, il sigillo energetico dell’amore incondizionato e della compassione. Si dice che aumenti la nostra capacità di entrare in empatia con gli altri e sblocchi l’energia del cuore.

In questa mudrā, l’indice si appoggia alla base del pollice, mentre medio e anulare si appoggiano sulla punta del pollice. Il pollice è il dito di Agni, il fuoco, che aiuta ad “aumentare” o “diminuire” gli altri elementi. Con questa mudrā, poiché sulla punta del pollice sono appoggiati il medio, che è il dito di Ākāśa, lo spazio, e l’anulare, che è il dito di Prithvi, la terra, portiamo equilibrio tra la pesantezza della nostra parte più fisica e l’impalpabile leggerezza della nostra parte più sottile. L’indice è il dito di Vayu, il vento o aria, la parte più instabile e in movimento del nostro essere che cerchiamo di calmare e placare abbassando il dito alla base del pollice. L’indice alla base del pollice rappresenta anche la nostra capacità di “sacrificare” il nostro ego a quanto di più grande ci sia intorno a noi.

Mangiare con le mani

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Gli occidentali considerano mangiare con le mani non- igienico, maleducato e primitivo. Tuttavia, sin dai tempi antichi, gli indiani pensano che mangiare con le mani non solo nutre il corpo ma anche la mente e l’anima.

L’origine di questa credenza risale al periodo Vedico, quando la gente mangiava con le mani. Questa pratica è legata agli insegnamenti ayurvedici che portano grande attenzione all’energia presente nelle mani. Le nostre mani e i nostri piedi sono conduttori del 5 elementi della natura (o pancha butha), che costituiscono il nostro corpo, e ogni dito della mano è un’estensione dei 5 elementi.

Il pollice corrisponde ad Agni, il fuoco, che aiuta la digestione; l’indice è collagato a Vayu, o aria; il medio è akasha, o il vuoto, lo spazio tra le cellule del corpo umano; l’anulare è legato a prithvi, la terra e il mignolo a jala o acqua.

Ogni dito partecipa al processo di trasformazione del cibo prima che questi passi alla digestione interna. Unire le dita, in particolare mentre si mangia il riso, quando si tocca il cibo, stimola i 5 elementi e invita il fuoco digestivo presente nel nostro stomaco a produrre succhi gastrici. La persona diventa più sensibile al gusto, alla consistenza e all’aroma del cibo, aggiungendo piacere al mangiare.

Abhaya Mudra

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Nelle rappresentazioni di Nataraja, Śiva danzante, la mano destra è sollevata e girata avanti nel gesto che libera dalla paura, Abhaya Mudra. Si tratta di un gesto che compare in moltissime immagini delle divinità Hindu (e non solo). Mostrare il palmo a un’altra persona è un gesto che da una parte crea uno stop e blocca, spesso lo utilizziamo per fermare qualcuno, ma è anche un gesto che accoglie e rassicura. Quando salutiamo qualcuno mostriamo il palmo della nostra mano; quando vogliamo dare una carezza la diamo col palmo della mano, non con il dorso. In molte tecniche di guarigione è proprio dal palmo della mano a curare. Attraverso il palmo trasmettiamo energia e calore, quella stessa energia che permette di affrontare e superare le proprie paure, di andare oltre, dove è possibile scoprire che ciò che più si teme, alla fine,  non è così terribile; dove è possibile affrontare le proprie ombre, i propri lati oscuri per imparare a conoscerli e conoscersi meglio.

C’è qualcosa di più grande della paura da guadagnare: noi stessi.

Varun Mudra

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Varuna è una delle divinità più antiche e importanti del periodo vedico ed è il dio delle piogge, del cielo e degli elementi celesti. E’ considerato onnisciente e onnipotente nelle questioni umane, punitore dei bugiardi: le stelle sono i suoi mille occhi, che osservano l’uomo.

Varun Mudra è la mudra dell’acqua ed è conosciuta anche come il gesto della chiarezza mentale. Per eseguirlo occorre appoggiare il pollice al mignolo o il pollice sul dorso del mignolo. Il pollice rappresenta il fuoco, Agni, mentre il mignolo rappresenta l’acqua, Jala o Apas. Unendo il fuoco al dito legato all’acqua aumentiamo le caratteristiche di quell’elemento: fluidità, movimento. Varun Mudra incoraggia e rappresenta apertura mentale, chiarezza nei pensieri e capacità comunicativa fluida.

Da un punto di vista fisico attiva le ghiandole salivari, idrata la pelle e gli occhi poiché attiva la circolazione dei fluidi.

Chin e Jnana Mudra

 

Queste due mudrā si eseguono facendo toccare tra loro pollice e indice. Esistono due modi per eseguirle. In una versione i polpastrelli di indice e medio entrano in contatto tra di loro, nell’altra il polpastrello dell’indice tocca la base del pollice.

In Chin Mudrā i palmi delle mani sono rivolti verso l’alto, in posizione di apertura e ricezione e viene tradotto come gesto della coscienza o della consapevolezza. Praticando questa mudrā si può percepire un senso di leggerezza, apertura e ricettività partire dal torace.

Jnana o Gyana Mudrā si esegue invece con i palmi rivolti verso il basso, in posizione di chiusura e raccoglimento. Viene tradotta come gesto della conoscenza o della seggezza.

In entrambe le mudrā la mani vengono appoggiate alle ginocchia, creando una doppia chiusura dei campi energetici di cui avevamo accennato in questo post; un primo circuito si chiude quando pollice e indice si toccano, un secondo circuito quando le mani si poggiano sulle ginocchia. Questi due circuiti fanno sì che l’energia che percorre il nostro corpo, invece di venire dissipata, rimanga in circolo all’interno del corpo stesso.

Le tre dita che rimangono libere e distese rappresentano i 3 Guna o qualità della natura (di cui potete leggere qui): Tamas, o stabilità e radicamento, Rajas, o attività e creatività, Sattva, o equilibrio e armonia. Il dito indice rappresenta l’anima individuale, o Atma, mentre il pollice rappresenta la coscienza suprema, o Brahaman.

Gli elementi e le Mudra

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Un giorno un bodhisattva (o illuminato), vedendo una donna, fece un gesto per sapere se fosse sposata. La donna rispose a gesti e i due si capirono, dimostrando come i due stessero usando un linguaggio condiviso e codificato.

Nelle Hasta Mudra, o mudra delle mani, le dita vengono chiuse e appoggiate le une alle altre, formando figure più o meno complicate. Potremmo considerare le mudra come la chiusura di una sorta di circuito energetico che permette di non disperdere l’energia, o prana, che percorre il nostro corpo. Attraverso le mudra questa energia viene , mantenuta, raccolta e diretta. Ado ogni dito della mano viene associato uno dei 5 elementi (sull’associazione dito-elemento si possono trovare alcune differenze, a seconda della scuola che si segue):

  • Pollice – Agni – fuoco
  • Indice – Vayu – aria
  • Medio – Akasha – spazio, etere
  • Anulare – Prithvi – terra
  • Mignolo – Ap o Apas – Acqua

Toccando con il pollice (fuoco) le altre dita cominciamo a lavorare sulla magia degli elementi. In particolare appoggiando il polpastrello del pollice sul polpastrello di una altro dito aumentiamo la forza di quell’elemento. Agni, il fuoco, è considerato il motore volitivo delle nostre azioni ed è associato al concetto di Tapas, o fuoco interiore, forza di volontà, che spesso sentiamo nominare relativamente alla pratica degli asana.

 

Uttarabodhi Mudra

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E’ la mudra dell’illuminazione, incarnando le forze del risveglio. Questa mudra dona chiarezza e il potere di ricordare  l’impegno che ci siamo presi lungo il nostro cammino.

Si dice che, se praticata per lungo tempo e con costanza, porti un senso di positività e leggerezza, facendoci capire quanto non ci sia bisogno di preoccuparsi o stressarsi per nulla, perché nel lungo periodo tutto passa e tutto finisce. Praticare questa mudra aumenta il nostro contatto con la terra e la leggerezza con la quale possiamo abitarla, aumentando la nostra chiarezza mentale e i sentimenti di gioia.

Sankalpa Mudra

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In sanscrito Sankalpa indica l’intenzione che mettiamo nel fare qualche cosa. E’ la direzione verso la quale vogliamo muoverci, ma anche l’energia che ci muove in quella determinata direzione.  In Sankalpa Mudra, ovvero il sigillo dell’intenzione, la mano sinistra è appoggiata sulla coscia destra, passando davanti alla linea centrale del corpo, il centro dell’energia del cuore, con il palmo rivolto verso l’alto, dunque in ricezione. La mano destra si appoggia sopra alla sinistra a palmo in giù, in radicamento.

Quando uniamo le nostre mani, palmo contro palmo, mettiamo in connessione i due emisferi del nostro cervello; l’attenzione cosciente e l’intenzione chiara e lucida si uniscono, generando un campo magnetico.

La mano sinistra simboleggia Kali, ossia chi siamo genuinamente;  passando davanti al cuore, dona coraggio alla nostra intenzione.

La mano destra  simboleggia Lakshmi, ossia l’abbondanza, l’amore e la generosità; posandosi sulla mano sinistra, si unisce al potere della verità autentica.

L’unione delle due mani che si chiudono e si uniscono, sigillando l’autenticità al potere dell’amore simboleggiano il potere di Saraswati, colei che fluisce, ossia l’energia creativa della mente e del cuore, la grazia e l’intuizione.

Questa mudra rappresenta la tripla fiamma di potere (Kali), amore (Lakshmi) e saggezza (Saraswati).