Ahaya Hridaya Mudrā

abhaya Hriddaya mudra

Abhaya in sanscrito significa senza paura. Hridaya significa radice, essenza, ma anche cuore. Questo è il gesto del cuore senza paura. Lavora rinforzando gli elementi “leggeri” di aria e etere e fluidi e dinamici di aria e acqua, portando equilibrio e radicamento attraverso il contatto di fuoco e terra.

Questa mudrā ci riporta in contatto con il nostro cuore e la sua verità, la verità del nostro sentito. Rappresenta la nostra capacità di rimanere saldi nell’occhio del ciclone, in mezzo ai cambiamenti.

Matangi, la dea della trasformazione

  

Matangi mudrā è il gesto dedicato a una divinità femminile poco conosciuta, ma molto affascinante. Potremmo definirla come l’alter ego di Saraswatī, che viene definita come la protettrice delle arti e della parola. Si dice che Matangi sia la protettrice di chi ragioni e pensi fuori dagli schemi e rappresenta le 64 arti. Si racconta che fosse la sorella di Śiva, una sorella un po’ fissata con le buone maniere e la casta dei brahmini, che mal sopportava le abitudini del fratello. Śiva non faceva caso alle critiche della sorella, ma Pārvatī ne era talmente infastidita che un giorno decise di maledirla e condannarla a rinascere nella casta degli intoccabili, a Varanasī. Da allora Matangi viene associata agli outsider ed è legata al potere dell’ascolto e della capacità di cogliere il significato e convertirlo in coscienza e pensiero. La parola etichetta e stereotipa i concetti, ostacolando, spesso, il contatto diretto dello spirito con gli oggetti nominati. Il potere di Matangi è quello di utilizzare in modo corretto le parole per andare oltre e trovare il significato profondo che si trova al di fuori dei limiti demarcati dalla tradizione e dall’abitudine.

Nato due volte

Esiste un asana che si chiama Svarga Dvidasana. É una posizione che richiede equilibrio, concentrazione, apertura e allungamento. Viene normalmente tradotto com Uccello del Paradiso, poiché Svarga è una sorta di Paradiso induista, dove le anime rimangono in attesa della successiva reincarnazione, quelle che si sono comportate bene. Dvid significa, letteralmente, nato due volte. Esistono tre “cose” nate due volte:

– gli uccelli, che nascono in un uovo e rinascono quando l’uovo si rompe.

– i denti, che nascono quando siamo piccoli, cadono e rinascono

– lo yogi che nasce, vive e rinasce quando decide di intraprendere il proprio cammino yogico

Ogni volta che srotoliamo il tappetino e pratichiamo abbiamo l’occasione di rinascere, assaporando il paradiso, anche nel mezzo del caos della vita. Ogni pratica ci dona una nuova prospettiva.

Il corvo e il cocco

  
Nello Yoga Vasistha si racconta del rapporto tra il giovane Ram (reincarnazione di Vishnu e futuro re) e il suo precettore Vasistha. Un giorno Vasistha racconta questa breve storia al proprio allievo: un corvo stava volando nel cielo quando, stanco, decise di fermarsi e posarsi sul ramo di una palma da cocco. Nel preciso istante in cui il corvo atterrò sul ramo, una noce di cocco si staccò e cadde a terra. I due eventi sembrano connessi tra di loro. L’arrivo del corvo sembra aver provocato la caduta del cocco. In realtà tra le due cose non esiste alcune relazione. La nostra mente spesso crea delle relazioni tra 2 eventi per soddisfare l’insito bisogno dell’uomo di spiegazioni logiche. 

“Comportati come se tutto quello che fai facesse un mondo di differenza, tenendo a mente che tutto quello che fai non fa nessuna differenza per il mondo” Siamo destinati ad agire con fede, fiducia, devozione, interesse ed entusiasmo, usando tutta la nostra saggezza, la nostra abilità, tenendo a mente che questo non fa alcuna differenza.La parte importante è quello che accade dentro di noi mentre lo facciamo. 

Navaratri – giorno 9 – casa

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Quando l’universo era ancora un vuoto fatto di buio, non c’erano ancora indicazioni sul mondo. Un raggio di luce divina si diffuse, illuminando ogni angolo di quel vuoto. Questo mare di luce, senza forma, improvvisamente cominciò a prendere una forma definita fino a diventare una dea, Mahaśakti. La dea creò la Trimurti, Brahma, Visnu e Śiva. Disse alle 3 divinità di mettersi in contemplazione per comprendere il loro ruolo e compiere il proprio dovere al servizio del mondo. Seguendo le istruzioni della dea la tridevi si sedette presso la riva dell’oceano in contemplazione per molti anni. La dea apparve di fronte a loro sotto forma di Siddhidharti e assegnò loro una compagna a testa: Sarasvati, Lakśmi e Parvati. Dopodichè diede a Brahma il compito di creare l’universo, a Visnu quello di preservare e proteggere la creazione e le sue creature e a Śiva quello di distruggerlo al momento giusto. Disse loro che i poteri a loro assegnati corrispondevano alle rispettive mogli, che li avrebbero aiutati ad adempiere ai propri doveri. Così dicendo donò loro 8 poteri sovrannaturali: Anima, Mahima, Garima, Lagima, Prapti, Prakambya, Isithva e Vashitva.

Con Anima puoi ridurre le dimensioni di un corpo fino alle dimensioni di una briciola.

Con Mahima puoi espandere un corpo all’infinito.

Con Garima è possibile diventare infinitamente pesanti.

Con Lagima è possibile non avere alcun peso.

Con Prapti è possibile essere ubiqui.

Con Prakambya si possono esaudire tutti i desideri.

Con Isithva puoi ottenere il dominio su tutto.

Con Vasitva si ottiene il potere di soggiogare tutto e tutti.

Su richiesta di Brahma, Siddhidhatri unì i corpi di Śiva e Parvati in un unico corpo, Ardhanariśvara, per permettere la creazione. Le due parti, uomo e donna, crearono dei, demoni, mostri, orchi, alberi, serpenti, mucche, bufali, predatori, prede, animali acquatici, Aruna e Garuda e molte altre specie. La creazione su completata con innumerevoli stelle, galassie e costellazioni. Il sistema solare fu completo con i nove pianeti. Sulla terra fu creata la terraferma, circondata da vasti oceani, laghi, fiumi. Tutti i tipi di di flora e fauna ebbero origine. I 14 mondi fu creati e costruiti e furono chiamati casa.

Sotto questa forma Durga rimuove l’ignoranza e porta chiarezza e lucidità mentale, riportandoci a casa.

Navaratri – giorno 8 – buona coi buoni, terribile coi cattivi

Mahagauri

L’ottavo giorno di Navaratri vede l’apparizione di Durga sotto forma di Mahagauri. I demoni Śumbha e Niśumbha potevano morire son per mano di una figlia di Pārvatī, così Śiva utilizzò i suoi poteri magici per far diventare nera la pelle della moglie, dandole l’epiteto di Kali, che significa nero. La parola Kali in sanscrito significa anche morte, così Pārvatī si sentì in pericolo e si mise ad adorare Brahmā per poter tornare al suo stato precedente. La sua penitenza ebbe successo e Brahmā le disse di fare un bagno nel Mansarovar, un fiume dell’Himalaya. La sua pelle scura si staccò e prese la forma di una donna, che prese il nome di Kauśiki. Pārvatī ritornò bianca e assunse l’epiteto di Mahagauri, che significa molto (maha) bianca (gauri). Tuttavia, per compiere il proprio dovere e uccidere il demone, Pārvatī diede il propio aspetto a Kauśiki e mantenne quello di Kalī per trasformarsi in Candi per uccidere Dhumralocan. Canda e Munda furono uccisi dalla dea Camunda che apparve dal terzo occhio di Candi. Candi si trasformò in Kaalaratri per ucciedere Raktabija e Kauśiki uccise Śumbha e Niśumbha e successivamente si unì a Kalī per tornare nuovamente Gauri.

Gauri è la Dea, Śakti o Dea Madre, che si manifesta sotto molte forme. Protegge chi se lo merita e punisce coloro che si comportano male. Illumina i ricercatori spirituali e elimina la paura della rinascita garantendo la salvezza.

 

Navaratri – giorno 7 – davanti al buio

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Al settimo giorno di Navaratri Durgā prende la forma di Kālarātrī, l’oscura notte dell’anima. Capita spesso che il nome Kālarātrī sia utilizzato nella forma Kali, anche se per alcuni queste due divinità sono distinte.

E’ la dea che distrugge i demoni, i fantasmi e le energie negative e regna durante la notte. Siamo in grado di guardare in faccia il buio della notte? Siamo in grado di avere fiducia anche nel momento più buio? Kālarātrī ci pone davanti a questa sfida. Fede in sanscrito si dice śraddhā, che letteralmente indica il sentimento che una madre prova mentre aspetta la nascita di un figlio. Non ha alternativa; deve semplicemente aspettare. Kālarātrī ci mette nella condizione di fermarci e aspettare, aspettare che qualcosa accada, che qualcosa si manifesti. Oggi proviamo a entrare in questo spazio vuoto e aspettiamo osservando quello che si manifesta.

Navaratri – giorno 6 – distruggere le paure

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Oggi è il giorno di Katyayani una dea guerriera, nata dalla rabbia spontanea degli dei nei confronti dell’asura Mahisasura, sotto forma di raggi. Visnu, Siva, Brahma insieme agli altri dei emisero delle fiamme così potenti da formare una montagna splendente dalla quale emerse Katyayani, risplendente come mille soli, con tre occhi, i capelli neri e diciotto braccia. Śiva le donò il suo tridente, Visnu il sudarśan cakra, Varuna una conchiglia, Agni un dardo, Vayu un arco, Surya una faretra piena di frecce, Indra un fulmine, Kuvera una mazza, Brahma un rosario e una citola di acquz, Kala uno scudo e una spada, Visvakarma un’ascia da battaglia e altre armi. Così armata e adorata dagli altri dei Katyayani si diresse verso la collina di Mysore. Qui gli asura la videro e catturati dalla sua bellezza, la descrissero al loro re, Mahisasura, desideroso di incontrarla. Le chiese la mano, am lei gli rispose che avrebbe dovuto convincerla battendola in battaglia. Katyayani scese dal suo leone e salì sulla schiena di Mahisasura, che si era presentato sotto forma di bufalo. Coi suoi piedi lo accarezzò fino a farlo cadere senza sensi a terra. Allora gli tagliò la testa (Devi Bhagavata Purana).

Katyayani rappresenta la nostra capacità di affrontare le nostre paure più radicate e di superarle con fierezza, grazie anche all’aiuto di chi ci sta intorno.

Navaratri – giorno 5 – forza trasformatrice

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Skandamata è la quinta forma di Durgā. Letteralmente significa madre di Skanda, il dio della guerra. Si dice che abiti nella costellazione delle Pleiadi (la costellazione di Kartikkeya o Skanda) e, in quanto madre di Skanda, rappresenti la forza trasformatrice che anima una madre quando il proprio figlio si trovi in pericolo.

L’asura Taraka minacciava il mondo e gli dei non era nella posizione di poterlo difendere. L’asura, infatti aveva ricevuto un favore, secondo il quale sarebbe stato ucciso solo e unicamente da un bambino di 6 giorni, condizione impossibile che gli assicurava invincibilità. Gli dei decisero che l’unica divinità in grado di dare vita a un tale bambino fosse Śiva, grazie alla sua pratica austera. Così chiesero a Śakti di convincerlo a fare un figlio. La cosa non fu facile, poiché Śiva era così intento nella sua meditazione che non era interessato. Intervenne allora Kama, il dio dell’amore. Le cose non andarono proprio come avrebbero dovuto, e il seme del dio cadde a terra. Agni, il dio del fuoco, intervenne, allora, ma il seme era così caldo che nessuno, neanche il dio del fuoco, poteva tenerlo, così Agni lo passò a Vayu, il dio del vento, ma anche lui non riuscì a raffreddarlo. Così fu gettato in un fiume, che iniziò a bollire, incendiando le rive. Quando il fuoco fu estinto rivelò 6 bambini, sotto forma di fiori di loto. Essi furono nutriti e curati dalle 6 stelle delle divinità delle Pleiadi, conosciute anche come Krittika.

Śakti abbracciò i 6 bambini così forte da unirli in un unico bambino, chiamato Skanda. Skanda è una divinità con una lancia e cavalca un pavone. Il dio affrontò Taraka e, naturalmente, lo sconfisse salvando il mondo. E’ legato a Mangala, Marte, il pianeta legato alla guerra. Per questo si dice che Skandamata sia la dea che ha creato i 6 cakra.

Navaratri – giorno 4 – potere di un sorriso

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Il quarto è il giorno di Kushmanda, il potere creativo dell’universo. Il suo nome è composto da Ku, che significa un po’, Ushma, che significa calore o energia e Anda che significa uovo cosmico. E’ responsabile dei raggi e del calore del sole, della sua luce che dona la vita. I mondi erano sommersi nel buio più oscuro dell’inizio. Poi la grande Madre, colei che sorride col cuore, Kushmanda, comparve, creò l’uovo cosmico e un raggio di luce si diffuse in tutte le direzioni, riempiendo lo spazio di luce. Il suo sorriso silenzioso donò la vita: le galassie, i pianeti, il sole, le stelle, tutto fu creato in quell’istante. Ma per poter sopravvivere era necessario il calore del sole, così Kushmanda si installò proprio al centro del sole e divenne la causa dell’energia che esso sprigiona.