Hampi giorno 10

  
Ultimo giorno, gran finale. Questa mattina siamo finalmente andati a visitare il tempio che mi ha folgorata e per il quale ho voluto organizzare il viaggio qui ad Hampi. Vitthala Temple, il tempio dove si trova il famoso carro di pietra. Arriviamo lì molto presto, è domenica, ci sarà tanta gente. Entriamo, siamo da soli! Ma proprio soli soli. Silvestro comincia a raccontarci e a spiegare tutte le parti del tempio. Un tempietto riservato al canto dei mantra, uno più grande riservato ai balli e alle danze, uno per mangiare. In tutti i templi le colonne sono costruite in modo che ognuna, se percossa, suoni una nota differente. Nel tempio della danza ci sono numerose statue di suonatori con diversi strumenti. Il carro di pietra è semplicemente meraviglioso ed essere qui  da soli va oltre ad ogni mia aspettativa. Come sempre in questi giorni ci prendiamo tutto il tempo che ci serve. Ci sediamo tutti insieme nel tempietto dei mantra  al fresco, ci riposiamo, in silenzio. 

Usciamo dopo 1 ora, nel frattempo sono entrate 4 persone. Camminiamo in mezzo a questi massi immensi, accatastati uno sull’altro in posizioni improbabili che sembrano sfidare la gravità. Raccontano che la loro posizione sia il risultato della guerra tra le scimmie narrata nel Rāmāyana. A un certo punto notiamo una serie di piccole pile di sassi, anch’essi messi in bilico uno sull’altro. Silvestro ci racconta che i senza tetto usano creare queste piccole costruzioni come voto per richiedere alle divinità la grazia di ottenere una casa. Ce ne sono davvero tante. 

Tra le nostre mete c’è anche il luogo dove, nel palazzo del re, venivano tenuti gli elefanti. Una vera e propria scuderia, dove ogni elefante aveva il proprio “garage”, ampio e fresco. Edoardo decide di farci fare una visita guidata della struttura dove abitavano color che si occupavano degli elefanti. Statua per statua, ci racconta le caratteristiche di ognuna e, quando non sa bene chi o cosa si la statua improvvisa: “Ecco, qui vediamo una divinità metà uomo e metà pesce.” Dice osservando perplesso un bassorilievo che sembra ritrarre un busto di uomo con la coda da sirena. “La parte sopra è Shiva, quella sotto una sirena. Per questo si chiama Shivanetta”.

Dopo una lunga camminata sotto al sole che comincia a scaldare parecchio arriviamo la nostro pullman che ci porta a fare colazione. Comincio a distinguere i luoghi da cui siamo passati nelle gite precedenti. Dopo colazione continuiamo i nostri giri e, a un certo punto, capitiamo in un tempio sotto terra dedicato a Shiva. Silvestro ci porta verso la parte centrale dove si trovava un tempo, la statua del dio. Ormai il mio naso è diventato sensibile a certi odori e riconosco la presenza di pipistrelli. E infatti, entrando in un antro buio sento strani movimenti. Gli occhi ci impiegano un po’ ad abituarsi al buio, ma, quando lo fanno, sul basso soffitto scorgo un tappeto di animaletti pelosi. Alcuni si mettono a volare in tondo. Da una parte mi affascinano, ma ammetto che dall’altra mi fanno una certa impressione. Siamo stanchi e chiediamo di poter tornare in albergo a riposare un po’.

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