Hampi giorno 7

  
Oggi si festeggiava il giorno dell’indipendenza dell’India dalla Gran Bretagna. È a che il giorno dei fratelli e delle sorelle. È anche il compleanno di Max. Per essere una giornata così piena di eventi, tutto sommato, è stata una giornata tranquilla. Ci siamo alzati presto per la solita pratica, oggi più intensa e un po’ più movimentata del solito. Il tempo di cambiarci e via verso la scuola vicino al nostro albergo. Siamo stati invitati a vedere come si festeggia questa giornata. I negozi oggi sono tutti chiusi, ma le scuole sono aperte. Non è giusto, un punto a sfavore dell’India.

Entriamo in cortile e troviamo tantissimi bambini schierati, in divisa scolastica, divisi per altezza e, ovviamente, sesso, sull’attenti. Un grande rettangolo centrale e un’altra fila dietro a questo rettangolo. Una bambina urla qualcosa, che io non comprendo, e parte l’alzabandiera. È pieno di persone adulte che identificheremo, poi, come direttori e responsabili di questa scuola che fa parte del Rotary Club. Dopo l’alzabandiera i bambini cominciano a cantare, con il saluto militare, quello che credo sia l’inno dell’India. Distinguo le parole Bharata (antico nome dell’India) e Ganga ( il fiume che noi chiamiamo Gange). Al termine, un bambino del gruppetto distaccato inizia a urlare comandi che il suo gruppo esegue muovendosi come un sol uomo e iniziano una marcia decisamente marziale per fare tutto il giro del campo, passando davanti alle autorità per salutarle, per poi sedersi tutti insieme a terra dopo essersi divisi in due grandi ali, a destra e sinistra. Da una parte i maschi, dall’altra le femmine. Un po’ mi fa impressione tutta questa marzialità in una scuola, ma capisco che sitratta di una festa per la liberazione da un nemico che li ha tenuti sotto giogo per più di 200 anni sfruttandoli con prepotenza. Gli europei sono riusciti a fare cose abominevoli. Quello che mi pare il presidente tiene un discorso, in inglese, dicendo che nella loro scuola le famiglie provengono dalla classe media. Non sono ricchi e molti faticano a pagare la retta, per cui hanno deciso che p,chi potrà permetterselo, pagherà parte della quota di chi non può. Inizia con un complicato (per me calcolo) sulla retta e su come saranno suddivise le rate che dovranno pagare i più benestanti per aiutare gli altri. Finisce. Crco di applaudire, ma i bambini battono le mani in modo strano, ritmato, militare. Non sembra neanche più un applauso. Comiciano a intervenire diverse altre persone, sempre in inglese, ringraziano tutti, anche il gruppo di italiani che praticano yoga che sono venuti in visita (applauso, questa volta normale). L’ultmo intervento è di una signora corpulenta che, mi dicono poi, è la direttrice di questa scuola. Parla in kannada, la lingua dela Karnataka, per cui non capisco nulla, ma intendo la parola Kashmir. Peccato, sarebbe stato interessante capire. Al termine dul suo intervento parte lo spettacolo dei bambini. Al centro del cortile, tra le due ali di bambini seduti a terra, un gruppo di 6 ragazzine ballano, vestite chi di bianco, chi di arancione, chi di verde, i colori della bandiera indiana. È un ballo moderno, mi sembra, stile Bollywood. Nel frattempo vedo un gruppo di bambini vestiti con tute mimetiche prepararsi per il prossimo numero. L’effetto che fa è un po’ strano. Cominciano a ballare  e ci accorgiamo che stanno mettendo in scena la guerra contro gli inglesi, che li ha portati all’indipendenza, con tanto di spari, mitra e morto portato via sulle spalle. Rimango scossa dalla scena, ma penso poi che è veramente quello che è successo. E come accade per la spazzatura sparsa per ogni angolo dell’India, anche questo episodio venga mostrato così com’e. Crudo. Mentre rifletto ecco che sulla mia kurta cade l’usuale cacca del viaggio. Chi segue i miei viaggi in India sa che ad ogni viaggio mi ticca una cacca di qualche tipo. Questa piomba dall’albero sotto cui siamo stati sistemati. Anche la tradizione è stata rispettata. 

Al termine della cerimonia distribuiamo ai bambini cioccolato e mele e veniamo invitati a rimanere per colazione. Ormai abbiamo suoerato la metà della vacanza e cominciamo a essere in salita col cibo. Qui si mangia veramente tanto, anche a colazione, ma non possiamo rifiutare. Fintio tutto salutiamo, rimgraziamo e torniamo in albergo per l’ultima lezione di Julio.

Eh sì, questa sera Julio purtroppo partirà. Ce lo dice un po’ triste. E siamo un po’ tristi anche noi. La lezione apre con la cerimonia per festeggiare il giorno dei fratelli e delle sorelle che prevede un breve rito con mantra. Chi lo officia ti allaccia un braccialetto e questa cosa ti unisce in “fratellanza”. Dunque adesso siamo tutti fratelli di Julio. Ricollego questa cerimonia al primo anno in cui sono venuta in India e, in un negozio di Mysore, ho trovato dei “braccialetti per sorelle”. Al momento non avevo capito di cosa si trattasse, ore, dopo quasi 4 anni, finalmente so. Inizia la lezione, non funziona il proiettore oggi. Julio, costretto a fare del suo meglio, fa la sua lezione migliore, nella quale ci spoega come suddividere la giornata in momenti proprizi e momenti meno propizi per poi poter decidere se fare una cosa o no. Un calcolo complicatissimo, per me, che mi renderebbe la vita un vero inferno, perchè lo sbaglierei di sicuro e mi troverei a fare le cose nei momenti sbagliati. Credo che rimarrò legata al caso.

Il pomeriggio passa pigramente. Decido di riposarmi in camera. Per fortuna. Arriva il monsone. Un  muro d’acqua impressionante che abbssa la temperatura in pochi secondi.

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