Varkala – giorno 6

  
La giornata è iniziata nel peggiore dei modi, che si sappia. Convinti di praticare con il nostro nuovo mito, Adolfo di Calcutta, ci ritroviamo davanti all’insegnante della mattina precedente, quello che ha fatto la lezione più lenta dell’universo. Non che non ami la lentezza, adoro lo yin yoga per esempio, ma alcune sequenze o le fai a ritmo sostenuto o diventano insostenibili. La temperatura alle 5 di mattina si è leggermente abbassata, per cui bradipo decide di farci fare Ashtanga per scaldarci. Allo shock per la mancanza di Adolf di Calcutta si aggiunge il trauma di un’ora e mezza si Ashtanga, per di più con lui.

Iniziamo la pratica, io sono veramente di pessimo umore a questo punto. Cerco di accettare quello che viene, appoggio le ginocchia a ogni chaturanga per evitare di infiammare la mia spalla sifüla. Bradipo descrive minuziosamente ogni parte del corpo in ogni singola posizione. Non mi sto scaldando, ma in compenso sono ancora più nervosa di prima. Penso alla durata della prima serie e vengo presa dallo sconforto più nero. Non c’è verso che aumenti il ritmo, ad ogni ripetizione dice le stesse cose. Il malumore serpeggia, forse lui se ne accorge, o forse no; a un certo punto salta a piè pari un pezzo delle standing postures, ci fa andare a terra e chiude la sequenza con qualche compensazione. Siamo salvi! 

La lezione di ayurveda è una vera delizia. Anu è fantastica e super paziente con noi. Oggi abbiamo trattato pitta e ovviamente, mentre ieri ci sentivamo un po’ tutti vata, oggi eravamo davvero pitta. Suppongo che domani ci sentire kapha al 100%

La giornata passa pigramente tra spiaggia, cibo, cocco e un po’ di shopping. Le lezioni della sera prevedono una sessione di pranayama e meditazione e la lezione col nostro uomo. Prana ji arriva con un nuovo tovagliolone al collo, quello di ieri, che usava durante il pranayama per pulirsi il naso, doveva essere devastato. Anche oggi lavoriamo con kapalabhati e bhastrika. Ho perso il conto di quanti ne abbiamo fatti, oltre che l’orientamento, ma la meditazione finale e come un giro su marte. La mente è leggerissima, il corpo praticamente inesistente. È come se avessi perso completamente i confini del mio corpo. Purtroppo, non so bene dopo quanto, Prana ji ci richiama al presente. Cerco di riavermi per scoprire che ci aspetta savasana, un altro viaggio, questa volta nel pavimento. La parte posteriore del mio corpo sembra squagliarsi sul tappetino.la terra sembra aprirsi per accogliermi e mi viene in mente l’immagine di Sita che viene trovata nel solco di terra di un campo da Janaka. Gli chiedo che spiegazione abbia lui sul fatto che, al termine del pranayma, io quasi sempre non abbia mai il bisogno reale  di respirare. Si illumina entusiasta: è lo stato meditativo più puro! No breath, no thoughts!

Carichi come delle molle dal pranayama ci prepariamo per la lezione di Adolf di Calcutta che è assolutamente fantastica. Ci spara una serie infinita di saluti al sole A modificati che ci scaldano e sciolgono così tanto che quando ci propone kurmasana ci scivolo dentro senza alcuna difficoltà. Arriva come al solito il momento del suo concertino durante la lezione. Gli piace un sacco cantare. Oggi ci mette in samasthiti e canta in “inglese” un mantra che mixa Shiva, Krishna e Vishnu ad Ave Maria. Mi sorprendo al primo momento, ma poi rifletto su quanto sia profondamente induista questo atteggiamento di inclusione degli altri riti. Il clima è divertente, ma lavoriamo parecchio e con impegno e lui è soddisfattissimo. Anche oggi si è portato Lorenzo sul suo tappetino e se lo è coccolato tutto. Alla fine facciamo la foto di gruppo, o meglio, ne scattiamo quattro perché c’è sempre qualcosa che non va bene, ma lui è al settimo cielo, non sa più cosa fare per dimostrarlo. Ci spiega dei trucchetti per trattare i punti riflessi nel caso di dolori e ci racconta che ha studiato hatha, ashtanga, Iyengar e Krishnamacharya yoga. Un pozzo di scienze.

La giornata si chiude con un altro colpo di Patil. Un paio di giorni fa gli avevo chiesto di terminare alle 18 le lezioni per andare a vedere uno spettacolo di Kathakali e, dopo qualche ora, mi era ricomparso davanti con un volantino dicendo di aver scoperto che non si trattava di uno spettacolo, ma di un film. Cosi ha organizzato la rappresentazione da noi, dopo cena. Onestamente non sapevo neanche cosa fosse il kathakali, ma ogni volta che c’è qualcosa di nuovo da vedere io ci sono. La trama era tratta da un racconto di mitologia induista, e già la cosa mi ha entusiasmato. Erano tutti uomini, ma due erano truccati da donna. Un demone, brutto, ma brutto, così brutto da diventare bello. La faccia nera con i contorni degli occhi gialli e rossi, dei capelli finti lunghissimi, artigli argentati e una mimica facciale impressionante. Il demone trasformatosi in bella ragazza, invece, sembra Platinette mora. Ogni movimento e sottolineato dal suono martellante di un tamburo e dei cimbali.

Questa sera Lorenzo e io ce ne stiamo in camera tranquilli, magari riesco ad andare a letto prima di mezzanotte… chissà 

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